Che brutti giorni! Che brutti giorni!
— Sì! Sì! Voglio partire da questa Roma! — sospira Emma in cuor suo, chiusa nel landò della principessa di Campolatino. — Oh, vivere un po' sola, tranquilla, all'Argentera. Sola?... Sì, sola; sola davvero.
Ma poi, un giorno, non è più il pensiero dell'Argentera, della tranquillità, della solitudine che le sorride. È un altro: un pensiero che le infonde un nuovo slancio di affetto, di abbandono, di riconoscenza e di perdono, d'indulgenza, per suo marito. Sì, sì; a Roma, anch'essa era stata un po' cattiva, puntigliosa, capricciosa, ingiusta. In fine, che cosa gli può rimproverare? Qualche debolezza, qualche momento di cattivo umore, e poi?.. Mente altro!.. Ma, sotto il suo apparente egoismo, sotto la sua apparente vanità, sotto il suo orgoglio, egli era mosso da un sentimento nobile, delicato, elevato. Egli voleva crearsi uno stato col proprio lavoro, col proprio ingegno, coi propri studii, col proprio nome. Era vero che dapprima gli avevano mosso una guerra sleale, atroce, ed era naturale che adesso egli si comportasse in modo da difendere sè stesso e il valore di un'opera veramente bella, veramente grande...
Oh, Nino! Il suo Nino era buono! Era caro! È lui che la rende beata! È lui che la rende felice!
Giordano vede sua moglie diventare ancora più bella, più ridente... E come prima, più di prima, affettuosa, amorosa, innamorata...
È pallida qualche volta, ma con una tenerezza infinita negli occhi luminosi...
— Che hai, gioia?
Emma si avvicina per parlare. Ma la parola che sta per dire si arresta e finisce in un bacio.
— ... Se ancora, se non fosse vero?...