Emma (dopo aver scambiato un sorrisetto col babbo e col Barbarani) Alla battaglia e alla vittoria!
La marchesa. Dunque, il buon gusto non lo abbiamo ancora perduto? Se non altro, per far dispetto a certi poeti... del calendario! Io te li definisco in due parole: poeti del calendario! E so io di chi parlo! La Revue, il Figaro, tutte spiritose invenzioni per darsi importanza! Ma che vadano un po' a imparare da tuo marito!... Quello è un vero letteratone! — Dico bene, Barbarani?
— Benissim! Giustissim!
— E il Sant'Ambrogio! Che furori! (Ad Emma) Me lo darai, ricordati; voglio leggerlo, a suo tempo!
Venceslao. Adesso lo sta leggendo la Regina.
Barbarani. Anche la Regina? Toh! Son proprio content!
La marchesa. È un libro che farà epoca. È scritto poi magnificamente!... Insomma, ripeto, si tratta di un vero letteratone! Non è come certi scrivani, pieni di boria e d'invidia, che conosciamo noi! (Fissando Emma) Ho detto invidia, cara la mia Emma, e mantengo la parola. (Rabbiosissima: scoppiando) Ma sì! Avete capito tutti di chi voglio parlare! Di quell'astioso inconcludente del Bardi, ch'era qui adesso e che è sparito per non incontrarsi con me! Sai, Emma, perchè scappa sempre, quando mi vede?... Perchè lo chiamo Didone.
Emma (sorridendo, senza capire) Didone?
La marchesa. L'abbandonato!
Barbarani. La nostra cara signora Emma non può gustare la piccantissima allusione, perchè non è più al corrente della cronaca milanese.