«Verrò presto», alla mamma, — «Vieni subito», a suo marito.

Fa in fretta cinque minuti di toilette, poi scende per il pranzo e fa chiamare di nuovo il signor Formenti. In quella sala così ampia e così vasta e che dopo la illuminazione sfarzosa e gaia dei restaurants affollati e delle splendide sale dei palazzi di Roma, pare mezzo al buio, il posto vuoto di suo marito, e il servitore lontano che non si vede quasi, perduto nell'ombra, infondono in tutta la sua sensibilità eccitata un senso strano di malinconia.

Il signor Formenti (sempre un po' curvo per essere pronto a inchinarsi) La signora si sentirà stanca del viaggio?

Emma. Un po'; ma più del viaggio mi ha stancata la nebbia. Non credevo di trovar tanta nebbia!

Il signor Formenti. È il raccolto più importante di questi paesi! E non hanno ancora pensato di metterci la tassa.

Emma, sempre pronta a variar d'umore, ride alla spiritosità del signor Formenti; poi gli domanda conto della signora Giovanna, sua moglie, dei figliuoli e sopra tutto della piccola Emmina, ch'essa aveva tenuta a battesimo e che aveva promesso di tenere anche a cresima.

Emma. La mobilia nuova è tutta di sopra?

— Sì, signora: la mobilia delle due camere da letto e dello studio.

— E anche le casse, i bauli del padrone?

— Sono nello studio nuovo del signor commendatore, come la signora padrona mi ha ordinato nella sua lettera.