— Domani le faccia aprire; si sono perdute le chiavi.
— Sì, signora; sarà fatto. — E il fattore rimane in piedi, immobile, senza più aprir bocca, aspettando nuovi ordini.
Emma (dopo un momento, quando il servitore è uscito per andare a prendere un'altra portata) Da qui a Val d'Olona, quanto tempo ci si mette in carrozza?
— Un'ora, un'ora e un quarto; coi due sauri anche meno.
— Domattina presto, prestissimo, manderà a prendere notizie del signor Borghetti.
— Manderò alle sette; appena giorno. Ho sentito dire che il signor Borghetti sta molto male. È vero?
Emma non risponde, ma il sangue le fa un tuffo. Sente di nuovo la stessa impressione angosciosa: una mano che le stringe il cuore e la gola. E il fattore continua colla voce che gli diventa cupa, cavernosa:
— Dicono che c'è la minaccia di una tisi! È un gran peccato! Così giovane, bravo, ricco! Pareva il ritratto della salute e aveva tutto per essere felice a questo mondo!
... Non finisce mai!... Non finisce mai di parlare!
Emma (nervosissima) Adesso le darò un biglietto che farà consegnare al signor dottore.