— È a Val d'Olona, dal signor Borghetti?
— Sì. E manderà anzi il cocchiere colla vittoria a prendere le notizie per il caso che il signor dottore volesse venire all'Argentera. Può andare, signor Formenti. Favorisca dire alla Carolina che mi prepari subito la camera. Buona sera.
Prima di andare a letto, stanca, svogliata, triste, col pensiero di Carlo che l'addolora e l'opprime, passa dalla biblioteca per prendersi qualche cosa da leggere: guarda...
— Non c'è niente di nuovo. Non c'è niente di bello!... Cercherò domani, fra i libri di Giordano.
E va a letto senza più dire una parola, nemmeno colla Carolina, e si addormenta, sospirando, bagnando di lacrime il guanciale... E sogna di Carlo ammalato... lo vede morto nel suo letto... le fa paura, vorrebbe fuggire, ma non può muoversi, non può fare un passo. Poi non è più Carlo il morto, è suo marito... la faccia di suo marito, la faccia stanca, livida, la bocca storta, come nel viaggio da Napoli a Roma.
Si risveglia molte volte nella notte, di soprassalto, poi si riaddormenta; è sempre quell'agonia, quello stesso sogno. Ma, poi, ad un tratto, sente dentro di sè un movimento, un urto... come un piccolo colpo...
È stata un'illusione, forse?...
Emma spalanca gli occhi e ascolta, ascolta.... aspetta ansiosamente e non pensa più che a quella vita, che si è mossa, che si è agitata in lei la prima volta... il buio le si riempie di stelle... e, a poco a poco, si addormenta placidamente e sogna gli angeli.
La mattina dopo: