Emma scende in giardino, avvolta in una gran pelliccia. Il Monterosa, tutto bianco, immerso nel cielo azzurro, sembra vicinissimo; il sole, non ancora alto, fa scintillare come cristalli vaghi e striati i rami degli alberi coperti di ghiaccio e gli steli lunghi, sottili, diritti all'aria, dondolanti.

Emma (al giardiniere) Il fattore ha mandato a Val d'Olona?

— Sì, signora. È andato il cocchiere colla vittoria, poco dopo le sette.

Il giardiniere conduce la padrona in giro pel giardino; le vuol far vedere certi lavori, certi scavi per la conduttura dell'acqua, ordinati dal signor commendatore. Poi la conduce nella serra, dove le ha preparato una improvvisata: una grande fioritura di lillà bianchi.

Emma, alla vista di quei fiori, si entusiasma. Per un momento è tornata bambina. Che bellezza! Che bellezza! Ne manderà subito alla mamma, al babbo, ne manderà un grosso mazzo a Carlo!... Poi pensa fra sè: «A Carlo, subito, no». La felicità che le danno tutti quei fiori la rende ancora più buona, più amorosa, più innamorata. E se il povero Nino fosse geloso?... Manderà a Carlo un bel mazzo di lillà, quando suo marito sarà all'Argentera. Ma, intanto, se Carlo guarisse! Come si sentirebbe sollevata! Come respirerebbe felice, contenta, se non avesse quel rimorso, se Carlo guarisse... Oh, allora, come potrebbe godersi in pace i suoi fiori, il suo giardino, l'Argentera, e amare il suo Nino senza rimorsi e non pensare ad altro, ad altro che a quella sua gioia grande, immensa che la rende beata.

— Un baby, un baby, un baby mio! Dio, Dio, che felicità!

Il signor Formenti che corre?... Che c'è di nuovo?

Il signor Formenti, vedendo la padrona che si ferma per aspettarlo, si leva il cappello e corre ancora di più:

— Natale, il cocchiere, ha incontrato il signor dottore in carrozza, che veniva da Val d'Olona e andava alla stazione. Era stato chiamato a Milano da un telegramma, per un ammalato gravissimo. Ha detto a Natale di riverire la signora e di dirle che verrà, spera, domani mattina, o domani sera al più tardi, all'Argentera.

— E il signor Borghetti?