— No! No!... È un'idea cattiva... È un sospetto cattivo. È tutta la mia cattiveria. Sono cattiva! cattiva! cattiva!

Ma adesso è con ardore, con ansia, colla febbre che cerca, che fruga fra quelle carte, fra quei libri... Non lo dice, non vuol confessarlo a se stessa, ma è una prova che cerca, è una prova che domanda, che invoca, che implora al suo Dio, alla sua fede, a tutto ciò che l'ha sempre protetta, benedetta nella vita!... Una prova dell'amore di Giordano, una prova che riesca a calmare il suo cuore, a cancellare, a distruggere tutte quelle cattive, quelle tristi impressioni!

— La scrittura di Carlo?.. Che cos'è? Che cos'è?.. La scrittura di Carlo? Ma perchè la scrittura di Carlo?

Sono alcuni fogli manoscritti: i primi capitoli del Sant'Ambrogio.

Emma (leggendo) «Teodosio», «Sant'Agostino», «Ambrogio e Marcellina», «La verità e la leggenda nelle lotte di Sant'Ambrogio cogli ariani».

Ma Emma ormai non pensa più al Borghetti; i fogli manoscritti le son caduti dalle mani; il suo viso è diventato pallido come la morte. Ella fissa immota un piccolo pacchetto di lettere, avvolte da una striscia dell'istessa cartaccia mezzo sudicia, adoperata dalla Veronica per le sue note, con su scritto con un carattere grosso, rotondo:

«Cambiali e lettere della moglie consegnate alla Veronica e da restituirsi al fratello Nano».

Emma si è cacciata macchinalmente una mano sul cuore; ma il cuore non lo ha più; non lo sente più! Soltanto la testa... la testa che le brucia... le tempia che le martellano violentemente.

— Dio! Dio! Io divento matta! Io sento che divento matta!

E rilegge, deve rileggere per forza, per forza, ciò che è scritto su quella striscia, su quella cartaccia...