«Cambiali e lettere della moglie consegnate alla Veronica e da restituirsi al fratello Nano».

Sono, infatti, le lettere di Emma; Giordano Mari, nel rinnovare le cambiali, le aveva pagate per un terzo e la Veronica aveva imposto al signor Tancredi quella restituzione.

— È una vergogna!... Adesso lei è sicuro dei suoi denari!... Gli restituisca le lettere... È suo fratello!... Vergogna!...

E il signor Tancredi ha restituito le lettere di Giordano, il quale non le aspetta che all'estinzione totale del debito, e, per risparmiare le spese di posta, le ha date alla Veronica da mettere nel baule colle altre carte di affari e di famiglia che appartengono al fratello.

«... Cambiali e lettere della moglie consegnate alla Veronica e da restituirsi al fratello Nano...»

Emma, ad un tratto, afferra quel pacchetto e d'un balzo si alza in piedi stracciando l'involto... Non ha più scrupoli, non ha più timori, non ha più riguardi:

— Sono le mie lettere! Sono le mie lettere! Sono le mie lettere!... E questi altri fogli sudici, pieni di cifre, di bolli, di timbrature, che cosa sono? Ma che cosa sono?... — «Caro Nano?...»

Emma si ferma ancora un istante, esitando, tremando. «Caro Nano?...»: poi gli occhi le cadono sulle parole «tua moglie» e allora legge tutto ciò che il signor Tancredi ha scritto al fratello dietro una cambiale estinta:


«Il Finardi mi ha assicurato che quegli altri possono presentemente accontentarsi della tua firma senza bisogno di garanzia o pegno, e perciò ti rimando le lettere di tua moglie. Ciao e sta sano.