Il dottore (trasecolato, stupefatto) Ma chi?.. Tuo marito?... Il... Giordano?

Emma. Dammi il braccio: mi sento affranta, morta.

Il dottore. Vieni in carrozza!... Montiamo in carrozza!

Emma (trattenendolo) No! Potrebbe sentire il cocchiere! Torniamo a Val d'Olona a piedi. Non è distante.

Il dottore. Aspetta! (Corre a prendere lo scialle dalla carrozza) Aspetta. Ti darò, almeno, il mio plaid! (Al cocchiere) Sai — vero? — dov'è la villa del signor Borghetti?... L'architetto?

— Sì, sì. Ci sono stato un'altra volta.

Il dottore. Allora, puoi andar avanti, al passo. (Ad Emma, mentre comincia a imbacuccarla nello scialle) Ma perchè hai fatto tanta strada?

Emma. Carlo desiderava alzarsi, ed io, intanto, ti son venuta incontro. Abbiamo immaginato, io e Carlo, che saresti arrivato, press'a poco, a quest'ora. (Fermandosi a un tratto, con impeto, cambiando voce, cambiando viso) Senti, quell'uomo... — ed è mio marito!... mio marito!... — quell'uomo è di un'infamia tale... Peggio, peggio!... È di una tale abiezione, di una tale bassezza, che mi fa ribrezzo!... E me lo sento sempre addosso, sulla faccia, nella carne... Che orrore!... Che orrore!... Che ribrezzo!... Che schifo!

Emma non appare più stanca, sfinita: lo sdegno, la collera le dànno una nuova forza, una nuova vigoria. È l'impeto, è l'urto di tutto ciò che si spezza in lei!

Il dottore (fuori di sè) Il Giordano?... Ma se anche adesso, in questo punto, leggevo la Perseveranza... Ne fa un monte di elogi! (Cercando il giornale) Aspetta; voglio farti leggere...