Si butta addosso, in fretta, un vestito, una giacca, si stringe un foulard attorno al collo.

Giordano (che ha trovato l'uscio chiuso: sforzando la chiave) Apri... (gridando) Per Dio!... Apri!

Emma (avvolgendosi, puntandosi i capelli sul capo: con voce ferma, aspra) Aspetta... Un momento!

Giordano (battendo violentemente contro l'uscio anche coi piedi) Apri!... Per Dio, apri!

Emma (si abbottona la giacca, si dà un'occhiata nello specchio, poi va ad aprire e ritorna in mezzo alla camera fermandosi, guardando fisso suo marito, aspettando).

Giordano (entra con impeto, sempre gridando, ma subito si arresta colpito, sconcertato dal pallore, dalla faccia, dagli occhi di sua moglie: si guarda attorno, domandandole sottovoce) La Carolina?

Emma. Siamo soli, soli: io e te!

Giordano (torna all'uscio, lo chiude, poi si mette ritto, le braccia incrociate, dinanzi ad Emma, che rimane immobile) Allora ti dirò che non hai nessuna ragione, nessun diritto di farmi una scena perchè io ho ritardato qualche giorno a ritornare!.. Perchè ho dovuto fermarmi a Bologna, costretto dal mio lavoro, dalle mie lezioni, dai miei impegni!... Mentre tu, tutti i giorni, non hai fatto altro che andare innanzi e indietro dall'Argentera a Val d'Olona! Non negare! Mi hanno detto tutto! So tutto!

Emma ha un lampo negli occhi, fa un passo, fa per parlare, ma non può. La collera, i battiti violenti del suo cuore, la vista stessa di quell'uomo così sicuro di sè, così sfacciato, la soffocano, le serrano la gola. Essa continua ad avvicinarsi a suo marito, a fissarlo faccia a faccia e a ridere; ma l'espressione del suo volto diventa così terribile e l'espressione del suo riso così sinistra, che Giordano stesso ne rimane quasi spaventato:

— In fine, che c'è? Che cos'hai?... Che è successo?