Giordano (colle lacrime nella voce) Ma io non ti comprendo... Io credo di sognare!... Io sogno!... È un sogno!... (Congiungendo le mani quasi supplichevole) E sei tu?... Tu, che mi parli così?... Tu, la mia Emma?... Emma!
Emma. Non chiamarmi Emma!... Non proferir più il mio nome!... Non voglio! Ho voluto vederti per questo! Per dirti che, per te, io non ci sono più!... (Ridendo ironicamente) Ah! Ah! Ti conosco! Finchè non te lo avessi detto io, io stessa... finchè tu non lo avessi letto nei miei occhi, sulla mia faccia, non lo avresti mai creduto! Avresti sempre sperato di potermi ingannare! Adesso sei persuaso?.. Sei convinto?.. Dunque, basta. — Non volevo altro da te. Va via!
Giordano. Andrò via, sì! Non mi vedrai mai più... Ma, prima, ascoltami.
Emma. No.
Giordano. Devi ascoltarmi!
Emma. No. Va via.
Giordano fa qualche passo per la stanza, poi nuovamente si avvicina ad Emma, calmo, quasi sorridente:
— Tu hai voluto offendermi, e mi hai offeso con le parole più sanguinose... eppure, vedi?.. io sono rimasto tranquillo! (Sospirando, fissandola amorosamente, quasi cercando di sedurla, di affascinarla col ricordo delle loro carezze, col sorriso della bella bocca dai denti bianchissimi) Appunto, io sono tranquillo, buono, affettuoso, perchè in questo momento... non sei tu, non è la tua ragione, non è il tuo cuore che parla! Sei un'altra! Sei diventata un'altra, sei diventata pazza! Ma che cosa credi? Che cosa ti hanno fatto credere? Che cosa pensi?... Che io abbia perdute, lasciate in giro, date ad altri le tue lettere? Ma come?... Forse... non so, non capisco! Me le avranno rubate! Non ricordi più come io sono partito da Padova?... Il Borghetti mi aveva telegrafato che tu stavi male!... Io ho perduto la testa, sono precipitato a Milano.
Emma. Basta. Finiamola. Io voglio tenermi le mie lettere; non le tue cambiali. Prendile! Non so che farmene. (Gliele dà) E guarda... questa! Leggi qui, qui sotto, che cosa vi ha scritto tuo fratello!...
Giordano (legge: dopo un momento di esitazione, di angoscia) Ebbene, sì. Non voglio negare. È vero. Avevo la corda al collo!... Tu non conosci ancora tutta la mia vita! Tutte le mie disgrazie! Quelle cambiali non pagate, protestate, sarebbero stata la mia rovina, e la mia rovina, in quel momento, voleva dire perderti, perderti!... Tu non puoi giudicarmi, tu, perchè non puoi comprendere, capire, che cos'era la mia passione. Per te, per averti, avrei commesso anche un delitto! Disprezzami! Ma non odiarmi! Disprezzami, ma non abbandonarmi! Io ti amo come il primo giorno! Ti amo ancora di più! E ti domando perdono in ginocchio... (scoppiando in lacrime) Emma!... Emma!... Mia! Cara!... Perdonami.