Carlo, immobile, muto, l'osserva attentamente: le lacrime e i singhiozzi di Emma sembrano calmare il suo turbamento, il suo sconvolgimento. Egli non trema più; non è più barcollante. I suoi occhi sono più incavati, ma vivi; lo sguardo è risoluto. La sua voce è mutata; è un'altra; ma pure è ferma, chiara. — Le lacrime di Emma son la risposta della fanciulla: egli non ha più nulla da sperare: il suo destino è segnato. L'uomo — un uomo — a costo di morire, non deve nè imprecare, nè lagnarsi contro il proprio destino; deve accettarlo, subito: un uomo deve essere forte.

Carlo. Adesso è troppo tardi?... Giordano Mari, non è vero?... Lo ami?

Emma (col capo chino accenna di sì).

Carlo. Te lo ha detto?... Ve lo siete detto?

Emma (aspetta un istante, guarda Carlo, torna a chinare il capo e accenna un'altra volta di sì).

Carlo. Stasera?

Emma. Sì.

Carlo. E... hai fissato? Avete fissato? Vi sposerete?

Emma. Non so. Questo... non so.

Carlo. Non sai?