Giordano Mari (compitissimo) Scusa? Fra di noi? Fra due buoni amici?

Borghetti (borbottando a guisa d'eco le ultime parole) Buoni amici. Ho detto anche alla signorina Emma... (la guarda e i suoi occhi si riempiono di lacrime) buoni amici.

Giordano Mari (osservandolo con qualche inquietudine) Il torto è mio: lo scherzo a proposito della sua piccola ferita è stato inopportuno.

Borghetti (rintontito) Scherzo? Io non scherzo mai. Ho detto amici, ripeto amici.

Giordano Mari (dà un'occhiata espressiva alla signorina Emma, quasi imponendole di allontanarsi. Sarebbe rimasto lui con suo cugino Carlo: non lo avrebbe lasciato).

Emma (dolcemente, felice di mostrarsi ubbidientissima a quel primo comando, rientra nella sala del buffet, e sparisce in mezzo ad un gruppo di signore).

Giordano Mari (prendendo confidenzialmente sotto braccio Carlo Borghetti, e facendo un po' di violenza per condurlo via) E adesso, non è vero? — ce ne andiamo via anche noi?... E alla romana; ringrazieremo domani, portando un biglietto di visita.

Carlo Borghetti (lasciandosi trascinare) Sì; domani: basta un biglietto di visita.

XI. Nel Palazzo Visconti.

Giordano Mari e Carlo Borghetti si avviano insieme da casa Dionisy verso il corso Venezia. Carlo Borghetti, rasentando, a volte sfiorando il muro: Giordano Mari, camminando diritto, sicuro, il soprabito sul braccio, adocchiando il compagno.