Giordano Mari (respirando a pieni polmoni) Ah! Si rivive! In quelle sale, in quella luce, in quella folla c'era da soffocare.

Borghetti. Già, molto caldo; troppo caldo, (si lascia cader la testa di colpo sul petto).

Giordano Mari (osservandolo ancora, poi con un tono di maggiore intimità) Dove state di casa?... Molto lontano?

Borghetti (dopo un momento, come risvegliandosi) In via Monforte. In fondo a via Monforte.

Giordano Mari. Se mi permettete, vi accompagno. Immagino che non vorrete passare dal club. Abbiamo fatto troppo tardi.

Borghetti (ripete cupo) Già, abbiamo fatto troppo tardi.

E continuano a camminare l'uno a fianco dell'altro. Giordano Mari, diritto, con la testa alta, sporgendo all'aria il largo petto dallo sparato bianco; il Borghetti, curvo, col capo chino, mezzo sprofondato nel bavero del pipistrello. Sempre senza parlare, arrivano in capo a via Monte Napoleone, attraversano il Corso, si inoltrano nella lunga via Monforte, deserta e buia.

Dopo che Giordano Mari ha dato un'altra occhiata a Carlo Borghetti.

— Dite la verità: vi sentite poco bene?

— Già; oggi ho preso molto sole. A pranzo avevo sete; anche stasera bruciavo dalla sete. Ho bevuto e non ci sono avvezzo; mi avrà fatto male.