Giordano Mari. Abbiate pazienza, ma se non vi sentite bene, lasciatemi chiamare il servitore. Vi aiuterà a mettervi a letto. Vi farà un the.

Borghetti (alzandosi in piedi d'un balzo, stravolto) Ma non capite che non sono ammalato? Sto male perchè... ho l'inferno. È l'inferno!... Qui!... Qui!... (Si batte sul petto violentemente colla mano ferita: si scioglie la fasciatura).

Giordano Mari (gli afferra il braccio: gli tien ferma la mano) Che fate?... Viva Dio! Perdete ancora il sangue! (E, come prima aveva fatto Emma, Emma così affettuosa, Emma così brava, ricomincia lui a fasciarlo di nuovo, ma con meno perizia, certo, e con meno garbo).

Carlo Borghetti (lo lascia fare, guardandolo muto, pensando sempre a quell'altra: poi ad un tratto gli occhi si riempiono di lacrime; gli si riempiono di lacrime il petto e la gola; si sforza, ma non può più trattenersi; ha un tremito convulso, e quando il Mari ha finito di fasciarlo e gli ripone la mano nella sottoveste, scoppia all'improvviso in un pianto dirotto; dà un calcio furioso a una seggiolina che gli impediste il passo e si butta sul canapè).

Giordano Mari (lo guarda: resta un poco a guardarlo: piano piano, gli si siede accanto, senza parlare).

Carlo Borghetti (continua a piangere, a singhiozzare, a borbottare, a strapparsi i capelli, a disperarsi: poi, a poco a poco, si calma, cerca un fazzoletto, si asciuga gli occhi) Perdonatemi! Perdonatemi, signor Mari! Sono pazzo e poi mi sento male.

Giordano Mari (prendendogli una mano affettuosamente; con voce dolce, penetrante) Piangete, piangete, sfogatevi. Questo solo vi può far bene.

Carlo Borghetti (alzandosi di nuovo con ira) Ma no; no! Non ho nessun diritto nè di piangere, nè di disperarmi! (Dopo un momento di pausa: frenandosi, stendendogli la mano) Ve lo giuro, signor Mari; sono un pazzo e un ragazzo. Un ragazzo pazzo e ridicolo. Niente altro. Ve lo giuro.

Giordano Mari (a sua volta, stendendogli la mano con molta cordialità) Non dovete nascondermi nulla. Non dovete chiudervi con me; non dovete dissimulare. Siate sincero: la sincerità è gran parte della bellezza e della bontà. Siate sincero con me. Io vi sono amico; vi sarò sempre amico.

Carlo Borghetti (colle ciglia aggrottate, col suo fare burbero, ma risoluto) Grazie; vi ringrazio. Ma vi ripeto, tengo a ripetervi: stasera il caldo, il pranzo, lo champagne, mi hanno fatto male. Si vede che ho il vino melanconico, triste. Niente altro; ve lo giuro. Del resto, voi mi avete già dato prova della vostra amicizia, stasera, in casa Dionisy, quando avete accettate le mie scuse.