Giordano Mari. Non parliamone più. (Affettuosamente sorridendo, mettendogli un braccio al collo) Dite la verità: mi avete odiato molto, stasera?

Carlo Borghetti (trasalendo, scostandosi, fissandolo) Non capisco, non vi capisco.

Giordano Mari (fissandolo a sua volta, ma con un sorrisetto pieno di furberia bonaria) Eppure, sarebbe così facile intendersi. Basterebbe un po' più di confidenza. Basterebbe ammettere, da parte vostra, una cosa sola.

Carlo Borghetti. Quale?

Giordano Mari è ancora titubante: si alza, passeggia su e giù per la camera.

— E se il colpo non mi riesce? Se invece di un tratto di genio, fossi per commettere un errore? In tal caso, pazienza! avrò perduta la bella ragazza e il buon matrimonio, ma avrò salvata la mia riputazione di uomo serio, di uomo di spirito e di uomo d'onore!

Come ha già detto a donna Fanny, egli non può sperare di ottenere la signorina Dionisy, domandandola ai genitori. Egli, anzi, e più che mai, in faccia al mondo, in faccia ai parenti della ragazza, deve aver l'aria di ritirarsi, di non volere, di nascondersi, di sacrificarsi. Tocca alla ragazza di compromettersi, tocca alla ragazza di fare il dramma, e imporre il lieto fine.

Carlo Borghetti (che ha notato l'esitazione, la lotta interna del suo nuovo amico, gli si avvicina, ripetendo più lentamente) Devo ammettere da parte mia una cosa?... Una cosa sola?... Quale?

Giordano Mari (calmo, ma con forza) Dovete ammettere di essere molto innamorato della signorina Dionisy.

Carlo Borghetti (prorompendo, come spaventato) No! No! No!