Giordano Mari (mettendosi un dito sulle labbra) Zsst!... Non dite bugie, e non gridate tanto forte. Sveglierete la casa. Tutti dormono ancora.
Carlo Borghetti (il viso smunto, lucente di sudore e di lacrime; gli occhi pesti, bruciati dalla febbre; si guarda attorno, sorpreso, sbigottito. Il chiarore incerto delle due candele rischiara, or sì, or no, un angolo appena della camera vasta, profonda. Dalle grandi finestre spalancate si scorge un lungo tratto di cielo, fattosi più chiaro, più alto, più diffuso. Un soffio, quasi un alito fresco, leggero leggero, corre nella camera. È un gran silenzio intorno: un silenzio di ombre, infinito; la quiete d'ogni cosa viva. Come il mondo, tutto il mondo, sembra lontano lontano, in quell'ultima ora della notte! Come sembra indifferente quella moltitudine inoffensiva, quasi morta nel sonno).
Giordano Mari (gli prende una mano stringendola forte, con tenerezza) L'amore, giovane amico mio!... L'amore non si nasconde. Voi siete innamorato della signorina Dionisy.
Carlo Borghetti. Ebbene, sì; sono stato (con uno sforzo) innamorato della signorina Emma, ma la crisi è passata. (Nervosamente) Ormai è passata, è superata. Non parliamone più. Voi me lo avete chiesto: a voi, a voi solo, sento il dovere di confessarlo. Ma colla stessa lealtà, colla stessa franchezza vi ripeto: d'ora in poi, come sono amico vostro, sono amico suo. Un amico onesto; un fratello per tutti e due: l'ho promesso anche alla signorina Dionisy. Dovete credermi ed essere sicuro di me, perchè mi dovete stimare.
Giordano Mari. La vostra amicizia? L'accetto, ne sono orgoglioso. Anzi, colla mia testarda sincerità, vi dirò di più: la cercavo, la desideravo. Dunque, «amico mio», sì. Ma... volete essere soltanto amico anche della signorina Emma? Voi l'amate... (s'interrompe: si preme una mano sul cuore, come per soffocarne i palpiti precipitosi) Voi l'amate: soltanto amico, della signorina Emma?... Perchè?
Carlo Borghetti (ha un lampo negli occhi, il cuore gli fa un sobbalzo, ma rimane muto, incantato, guardando Giordano, senza osare di interrogarlo, di parlare).
Giordano Mari (si preme la fronte e sospira: un momentino di pausa per raccogliere tutte le forze; poi riprende a bassa voce, con gravità, quasi solenne) Siamo stati matti un po' tutti; ed io, lo confesso, è stato solo per cinque minuti, ma... (un altro sospiro, l'ultimo) sono stato matto più di tutti. (Mettendosi a posto con un'alzata di spalle) Io ero lontano dalla realtà, dalla verità, dal possibile, persino dalla logica. Sediamo, torniamo a sederci, e per cinque minuti parliamoci sul serio. Che cosa vi abbia detto la signorina Emma per mettervi alla disperazione, non so, non voglio sapere, non ho diritto di sapere. Sì, anch'io, lo confesso, anch'io ho la mia parte di torti, di colpa. Anch'io ho subìto una seduzione dolcissima, un improvviso stordimento. Non ve l'ho detto? Anch'io ho avuto i miei cinque minuti di pazzia, ma, ripeto ancora, e posso dire con orgoglio, furono soli cinque minuti. Quel primo giorno ch'ero a Milano, quel giorno della mia maledetta, malaugurata conferenza; quell'espressione incantevole di sincerità, gli occhi, la bellezza pura, angelica, l'intelligenza della signorina mi hanno colpito, colpito al punto... (con un mesto sorriso), che io, sin da quel primo giorno, a costo di sembrare ineducato, non ho più cercato di rivedere la... la signorina; anzi, ho fatto di tutto per sfuggirla. È stato quell'insistente seccatore del Barbarani che, per forza, ha voluto condurmi e presentarmi alla signora Letizia; è stato il cavalier Venceslao che è venuto a cercarmi apposta, all'hôtel, all'Archivio di Stato, all'Ambrosiana, perchè non mancassi al suo concerto; e stasera, appunto, ho avuto un lungo colloquio colla signorina, colloquio in cui le ho espresso la più viva simpatia e l'ho pregata anche di volermi un po' di bene... come una figliuola al suo babbo.
Carlo Borghetti (vivamente) Ma...
Giordano Mari (con forza, con maestà) Come una figliuola al suo babbo; perchè io sono molto più attempato della signorina Emma, e non mi sento di diventare ridicolo; perchè la signorina Emma è molto ricca, ed io, che sono quasi povero, non mi sento di diventare... un mantenuto di mia moglie. Perchè io sono filosofo razionalista e la signorina Emma è credente, è cattolica; perchè, infine, le mie idee e i miei principii, le mie aspirazioni, in fatto di politica e di ordinamenti sociali, sono precisamente agli antipodi con tutto il legittimismo reazionario, con tutto il detrito spagnolesco e austriaco di casa Dionisy. Parlo chiaro?
Carlo Borghetti (con impeto) Ma Emma mi ha detto...