Il Presidente (in alto: sul pianerottolo, con frequenti colpettini di tosse per rischiarare la voce stanca che gli si intorbida frequentemente) Ecco appunto — benissim — il nostro grande conferenziere Giovanni Mari: cioè, volevo dire Giordano, l'illustre commendator Giordano Mari, che ho davvero la squisitissima soddisfazione di presentare ad una delle più amabili e più belle signore, la nostra donna Fanny Simonetti, e, senza eccezione, alla più graziosa popolina di Milano, la signorina Emma Dionisy, di cui ecco l'artefice genitore — benissim: son proprio content!

La signorina Emma (arrossisce dinanzi al conferenziere che le sembra ancor più alto, più biondo, coi denti bianchi ancor più lucenti; china gli occhi quasi abbagliata, e al contatto della sua mano ha un tremito, una vibrazione nervosa).

Il cavalier Venceslao (un cilindro a larghe tese, un foulard bianco attorno al collo: si avanza serio, stendendo le mani al conferenziere: un colpo solo, fortissimo, e basta).

Il Presidente (che è ancora svelto e forte in gamba — soltanto in gamba — scende la scala a salti: vedendo nel vestibolo Guido Bardi e Nino Sebastiani) Benissim! Son proprio content! (Nuove presentazioni: molta cordialità da parte di Giordano Mari, molti complimenti).

Giordano Mari (ai due giovani letterati che si inchinano appena, torvi, muti) Conoscevo già per fama il loro nome... con ammirazione le loro opere...

Tutti insieme escono dal portone e si avviano a due a due. Il piccolo presidente corre innanzi e indietro, da questo a quello, come un cagnolino che tiene in branco le pecore, abbaiando allegramente il suo benissim. Giordano Mari, dinanzi a tutti, si accompagna con Emma. Nino Sebastiani, che resta in fondo col cavalier Venceslao, si oscura ancor di più, e Guido Bardi, camminando a fianco di donna Fanny, si rasserena.

Fra il poeta e il commediografo non c'è nessuna alleanza intima: sono sempre insieme per forza di amore, perchè vanno sempre insieme Emma e Fanny. Ma se l'amore li unisce, la letteratura li divide — la letteratura e la grammatica: croce e delizia. — Delizia del poeta che ne è in possesso, croce del commediografo, che ne fa senza e si scusa dicendo:

— Se nessuno conosce la grammatica, è come non ci sia; dunque è inutile.

Giordano Mari (camminando diritto al fianco di Emma, pavoneggiandosi, colle falde del lungo abito nero, svolazzanti alla calda auretta del maggio). Ho una grande simpatia per Milano: non è come Roma colla sua storia schiacciante, non è come Venezia colle sue arti troppo belle: a Milano, lo spirito riposa. Quando si è visto ed ammirato il duomo, basta! (Dopo un momento di pausa: più sottovoce, con diretta galanteria) Parlo solo... dei monumenti.

La signorina Emma (si confonde: le sfugge lo strascico dell'abito che aveva in mano: si ferma un attimo e lo riprende, poi continua a camminare, guardando sempre per terra, e notando, ad onta del suo orgasmo, della sua confusione, che anche i piedi di Giordano Mari sono bellissimi e ben calzati).