Giordano Mari. E mi lascieresti vedere?... Potrei portare con me... per qualche giorno?...

Carlo Borghetti. È tutto tuo, roba tua. Prendi! Prendi! Fa conto che questo lavoro di amanuense io l'abbia fatto per incarico tuo. Tu eri a Padova, io a Milano: mi hai scritto, io ti ho servito, ti ho accontentato, ben lieto di accontentarti.

Giordano Mari (tra l'ansia, l'inquietudine, un po' di esitazione, e nello stesso tempo la smania di avere tutto) Ma poi, se qualcheduno venisse a saperlo ed esagerasse... l'importanza della cosa? o svisasse i fatti per farmi danno?... per combattermi?... È così pieno il mondo — e il nostro mondo specialmente — di invidiosi, di calunniatori. Se un giorno si venisse a sapere...

Carlo Borghetti (distrattamente) Sapere? Come? E poi sapere che cosa? Non è mio, come non è tuo: tutto questo è di lui. (Tornando ad infervorarsi nel suo argomento) È ciò che ha dato, ha creato, ha rivelato, anche nei versi, quella sua mente poderosa, complessa di romano fiorito sul limitare della barbarie; ed io... io non ho avuto altro che la pazienza di raccogliere, di ordinare...

Giordano Mari (ripiegando i foglietti dei versi per portarseli via) E la fortuna di poter disseppellire, scovare...

— Già; pazienza e fortuna. Ho rintracciato tutto, o almeno quasi tutto: liriche, inni, salmi. Il Biagi ed il Venturi avevano intuito, sospettato appena...

— Tu hai avuto più fortuna, e colla pazienza sei andato fino in fondo.

Carlo Borghetti. Fino in fondo: sì, proprio, fino in fondo. Oh, qui c'è tutta racchiusa la grande anima! Tutto il pensiero di quell'uomo strano che visse in tempi più strani ancora. (Traendo dallo stipo altri fascicoletti di cartelle) Ecco qui i ritratti di Ambrogio. Che gemme di miniature! Sono sulla cartapecora: fregi di antichi messali. Guarda in questo pezzettino di raso: che ingenuità di disegno, ma che vivezza di espressione! Ecco un mio vanto. Chi mai ci ha pensato ai ritratti di Ambrogio?... E qui le sue missioni politiche, ma le inedite. Poi, tutta la verità contro la leggenda nelle sue lotte cogli ariani. Poi, la storia soave e cara di sua sorella Marcellina... E qui la sua crociata contro il lusso delle signore, a' suoi tempi, e contro le crapule e i banchetti. Sint pura cordis intima... E qui Agostino d'Ippona e la regina Frigitilla, e qui le lettere e qui la morte... la morte. (Ad un tratto l'immagine di Emma gli riappare più viva che mai, più bella che mai: tutto il suo entusiasmo si spegne, egli ricade di nuovo, affranto, esausto sulla poltrona, le gote smorte, i lividi profondi, sotto gli occhi fissi, immoti. Con voce cupa, con un atto che fa capire all'altro di andarsene, perchè egli ormai vuol restar solo: dimenticandosi di dargli del tu) Prendete, prendete tutto. Andate; sono stanco. Vi manderò tutto all'albergo.

Giordano Mari. Oggi stesso. Te ne prego: hôtel Bella Venezia. E poi, che serve? Dammi qua! Porto io, con me, senz'altro; senza incomodar nessuno. Ecco un giornale! Il Figaro!.. E se non basta, ne prenderemo due. Permetti, non è vero?

Dopo fatto il pacco: