Venceslao (con un sorriso amabile: compiacendosi del titolo) I cavalli del sole. Mi piace. Io già mi son sempre detto: — consoliamoci! — non si fischiano molto, altro che i capolavori.
Una lunga sonata elettrica dalla portineria.
Emma (contenta della diversione) Il dottore! Quel caro dottore!
Rientra il cameriere: apre l'uscio aspettando il dottore, e aspetta un pezzo.
Il dottore (finalmente, entra, soffiando, sospirando: guarda tutti in giro con occhio fosco: la barba spettinata gli fa il viso storto e la cera ancora più truce).
Il cameriere (adagio, gli versa la sua tazza di caffè, poi se ne va, in punta di piedi).
Emma (allegramente) Che brutta faccia, dottore! Sembri il re Erode, dopo la strage degli innocenti!
Il dottore (la fissa serio, accigliato, scrollando il capo per tutta risposta: passo passo, attraversa la stanza e si ferma dinanzi alla poltrona della signora Letizia. La guarda lungamente, strizzando gli occhi per raccogliere la luce)... Sicchè?
La signora Letizia (battendo le palpebre: con una vocina flebile, come fosse lì lì per piangere o per svenire) Ha sentito, non è vero, del nostro povero Sebastiani? Così buono! Così caro!
Il dottore (sempre truce, non risponde: continua a studiarla, a scrutarla, poi le tocca la fronte, le tasta la mano) Sicchè? Dopo lo strapazzo di ieri sera? È stata quietina? Ha potuto dormire?