La signora Letizia (allungandosi, stendendosi voluttuosamente sotto lo sguardo fisso del dottore, come una gattina che fa le fusa) Avrò dormito forse qualche mezz'oretta; ma mi sono risvegliata stanca.. stanca... stanca... (Fa una sforzo per tirarsi su).
Il dottore (accorre per aiutarla, per sorreggerla).
La signora Letizia (dimenando la testa sulla poltrona; alzando, stirando le bellissime braccia che escono nude fin sopra i gomiti dalle maniche larghe, soffici, che le si riversano sulle spalle) Ma, dica, è proprio vero del Sebastiani? O ci sarà qualche esagerazione?
Il dottore. Vediamo, la mia tosa, da brava. (Le fa la solita ispezione alle gengive, alla lingua, alla gola; scrolla il capo, sospira, le ordina di riposare, di guardar bene di non inquietarsi; e poi si avvicina passo passo al cavalier Venceslao).
Venceslao (dopo avergli mostrato la lingua) I cavalli del sole? Io, per me, non lo ritengo un fiasco. Non ho ragione, dottore?
Il dottore (con due dita, delicatamente, gli solleva le palbebre) Già: le sclerotiche sono ancora un po' gialline (pausa). Continueremo colla Vichy. (Sempre passo passo va a sedersi dove il cameriere gli ha messa la seggiola, e gli ha versata la tazza di caffè; ma senza passare da Emma, senza nemmeno guardarla: il che vuol dire che è molto in collera con lei) Dunque, Nino Sebastiani... Mah! (Pausa; poi continuando fra una sorsata e l'altra di caffè) Del resto, era cosa facilmente prevedibile. Io l'ho sempre detto anche a sua madre: i giornali, i teatri, le commedie vanno sempre a finire in dispiaceri! Offelee fa el to mestee. (Con un'alzata di spalle e un'altra sorsata) Il successo! Il pubblico! Intanto, per cimentarsi col pubblico, bisogna essere di quel ceto di persone — vero? — che non hanno niente da perdere: nemmeno la salute. (Pausa: depone la chicchera vuota: si asciuga la barba) Il telegramma da Roma è arrivato stanotte. Nino era qui al concerto. Sua madre si è spaventata (sospirando) e stamattina ha avuto uno dei suoi accessi. Quell'altro, il Nino, è verde come il sacco del fiele. Non mi stupirei se gli venisse la febbre: sicuro, con un seguito di cattive digestioni, di gastralgie. Mah!... E intanto in ballo ci sono io e devo correre.
Il cavalier Venceslao (rimane meditabondo, le braccia al sen conserte).
Emma (quietamente, dà fondo al caffè e latte, alle uova, e a tutto il piatto dei panini arrosto).
La signora Letizia (dal fondo: con voce di dolore) E non si replica nemmeno?.. È caduta senza rimedio?
Il dottore. Una catastrofe. Avete letto la Perseveranza? Bene: è ancor niente. Bisogna leggere la Lombardia. È stato Guido Bardi; me l'ha portata al Cova; era spiacentissimo anche lui del cattivo esito di Roma, per quanto avesse egli pure preveduto l'insuccesso. Voler fare l'Ibsen?... Ci vuol altro! (leggendo la Lombardia con voce sepolcrale) Ecco qui: «I cavalli del sole, dramma ecc. ecc. Primo atto, mormorii: secondo, interruzioni, disapprovazioni: terzo, risate, urli e fischi. Il dramma, che avrebbe voluto essere simbolista, non è riuscito altro che una vuotaggine noiosa, inconcludente!»