Emma. Oh, povero Sebastiani! (E, più che per altro, per la faccia comicamente costernata del dottore, trattiene a stento un risolino che per forza le vuol bucare gli occhi vispi e le gote rotonde e morbide) Povero Sebastiani!
Il dottore (voltandosi, guardandola, e dopo averla guardata non potendo a meno di rasserenarsi) Ecco, se questo tuo sentimento diremo di... (si ferma, si gratta la barba con malizia) diremo — va bene? — di simpatia, fosse proprio spontaneo, starei quasi per dire, ecco appunto che da un male ne segue un bene. (Alzandosi gaio, prendendo sotto braccio Emma per condurla sul terrazzino: voltandosi verso la signora Letizia) Permette — vero? — La confesserò io questa mia tosa!... (minacciandola scherzosamente con la mano) E le darò anche la penitenza per ieri sera. (Appena sul terrazzo, alla luce chiara del mattino, il dottore fa la sua ispezione anche al viso di Emma; ma ne rimane soddisfattissimo) Continui — vero? — colle presine di fosfato?
Emma. Sempre: una alla mattina; una alla sera!
(Il dottore dandole un leggero buffetto sulla gota in segno di approvazione e di ammirazione) Brava! Ma, adesso, il faccino è così bello, la nutrizione così perfetta... direi... si potrebbe anche sospendere. Per la salute — vero? — le cure, i riguardi, il cambiamento d'aria, il moto, le distrazioni, tutto ciò va benissimo, ma non basta; anzi, in certi casi — mi capirai più tardi — terminano col far male, appunto perchè fanno stare troppo bene. «Tutto a suo tempo;» questa è la regola generale per ogni prescrizione. E da un po' di giorni, basta guardarti in faccia perchè ognuno diventi dottore; cioè, possa subito indovinare che cosa è ormai tempo di ordinarti. (Ride soddisfatto di questa sua scappata: la ripete un paio di volte: poi ritorna serio, ritorna grave e riprende colla solita lentezza) Dunque, si sarebbe detto, appunto, un momento fa, colla signora Sebastiani... (si ferma, fissa Emma negli occhi).
Emma (che comincia a diventar nervosa prevedendo dove il dottore vuol andar a finire) Che cosa?... Si sarebbe detto, che cosa?... Fa presto! Ho la lezione di piano.
Il dottore (fissandola sempre con malizia bonaria) La maestra di piano. (Pausa) La maestra aspetterà. Si tratta di cosa ben più importante. Insomma, — per venire a una conclusione — sentiamo; a che punto sei con questo Nino Sebastiani?
Emma (diventando più rossa delle sue stesse labbra) Come? Non ti capisco!
Il dottore. Vi siete spiegati, sì o no? (Vedendo che Emma sempre più nervosa, e da rossa diventando pallida, si ostina a non voler capire) Benedetta la mia tosa! È un anno che questo Sebastiani ti viene per casa, è un anno che ti segue dappertutto, è un anno che per causa tua si arrabbia, si inquieta — come ieri sera, per esempio — e dopo risponde male a sua madre. Sai — vero? — che la signora Sebastiani ha un vizio di cuore? (Pausa, sospiro) Da una parte bisogna ricorrere alla digitale; dall'altra al chinino o alla fenacetina. (Alzando la voce: riscaldandosi) Cara mia, se non hai capito tu, ha capito ormai tutta Milano, e per questo è ora e tempo di venire ad una conclusione.
Emma (è arrabbiata: increspa le ciglia, allunga il musetto: la voce roca, aspra, con un'alzata di spalle) Tu... Fammi il piacere! Finiscila!... Hai capito?... Finiscila!
Il dottore. Quel povero Sebastiani! Si vede lontano un miglio! È innamorato morto. Innamorato e geloso. Ieri sera, per esempio, con quell'altro là di Padova, sei stata un po' troppo a discorrere (Pausa: sospiro significantissimo). Sebastiani non ne poteva più; e intanto quella matta della d'Arborio andava in estasi, lei, per suo conto. Da brava: facciamo giudizio. È un bel giovane; il matrimonio è conveniente sotto tutti i rapporti. Non ci può essere — vero? — nessun ostacolo? E dunque, tutto a suo tempo: il tempo è venuto anche per te e facciamola finita. (Prendendole una mano e accarezzandogliela con affetto sincero, con tenerezza, e accarezzandola anche cogli occhi diventati buoni e dolci) Pensa, la mia cara Emma, che il tempo, per le ragazze specialmente, passa in un lampo. Come le rose; proprio come le belle rose. Un giorno di più di sole, o un giorno di più di acqua — vero? — e addio: i bei petali se ne vanno, e resta un torsolo.