Emma (col capo chino, pallida, sconvolta, agitatissima: tutta vibrante: una pila elettrica) Intanto, credo... anzi, sono certa, ti sei sbagliato. A me, il signor Sebastiani non ha detto in proposito nemmeno una parola.
Il dottore. No? Non ti ha detto niente? E che importa, anche se non ti ha detto niente? Via, da brava. Sei sempre stata sincera, e adesso, con me, devi esserlo tanto più. (Ridendo) Anche se lui non ti ha detto niente, tu, per parte tua, hai capito tutto!
Emma (in collera: rivoltandosi) Ti dirò, per altro... Mi stupisce che tu, proprio tu, mi faccia simili discorsi. E in questo modo! E in questo tono! Ho mio padre e ho mia madre. Non tocca a te.
Il dottore (la guarda, la fissa; diventa seriissimo: poi la lascia sfogare, le lascia passar la collera, e intanto cammina su e giù pel terrazzino, ficcandosi le dita nel taschino del gilet, giocando, al solito, nervosamente, colle chiavette: dopo qualche tempo si ferma, torna a guardare Emma; scrolla il capo, fa un gran sospiro).
Emma (pentita, con effusione: stendendogli tutte e due le mani) Perdonami.
Il dottore. Perdonarti? Figurati! (Continuando ad osservarla, a studiarla, a scrutarla e a far risonare le chiavette) Ma, pur troppo, starei per dire, non basta perdonarti: per il tuo bene vorrei anche convincerti. E invece... (sospira) non vorrei, sul più bello, avere sbagliato la diagnosi (pausa)... ed essere andato fuori di strada. Cioè, tu, per conto tuo — vero? — avrai capito tutto, ed esser io, viceversa, quello che non ha capito niente. Insomma, senti, cara la mia Emma: lo vuoi questo Sebastiani, sì o no? Ricco, onesto, buono — adesso è geloso e non lo puoi giudicare; ma dopo, ne fai quello che vuoi: garantisco io. Anche per la salute. Al giorno d'oggi bisogna accontentarsi. E se ti ha fatto impressione l'incidente di Roma, a questo non ci devi pensare. Commedie non ne scriverà più. Sua madre, la signora Sebastiani, è una donna eccellente; e, come suocera, avresti in certo qual modo il vantaggio di non averla, perchè è sempre ammalata. Sua madre, per mio suggerimento, farebbe a Nino una grande intemerata: «Ti piace l'Emma Dionisy? Tu vuoi l'Emma Dionisy? E noi te la daremo volentieri, ma ad un patto: rinunciare per sempre alla manìa del teatro: non solo non devi più scrivere commedie, ma nemmeno sentirne; per schivare il contagio».
Emma (che intanto ha pensato sempre a Giordano Mari, ha pensato anche a quel sì o no, al quale deve rispondere: risoluta) Ebbene... no.
Il dottore (meravigliato) No? Che cosa?
Emma. No: è impossibile. Sento che è impossibile!
Il dottore (la guarda; capisce e non capisce).