«Grazie; ma io pure, in questi giorni, non posso ricevere alcuno. Ho molto da fare, dovendo assentarmi per la mia solita cura... di Montecatini».
«Signorina, oh, signorina Emma! Era un congedo questo; un congedo in piena regola, in tutte le forme; era un'offesa, un insulto fatto e immeritato; era la porta di casa vostra, che mi veniva chiusa in faccia. E da chi? Da chi?... Da vostro padre. Oh, signorina Emma, voi così buona e delicata e riguardosa e fiera, voi potete immaginare lo stato dell'animo mio, lo strazio del mio amor proprio, e del mio orgoglio. Un orgoglio — sì — lo confesso, eccessivo, smisurato, sospettoso; in relazione colla assoluta indipendenza del mio carattere, con tutta l'imprudente, la temeraria sincerità della mia vita.
Mi sono imposto il più severo, il più scrupoloso esame di coscienza, ed innanzi a voi, soave ed impeccabile, che eleggo giudice, ecco l'accusato, forse il colpevole; eccovi il mio cuore, tutta la storia infelice del mio cuore. Ed eccovi insieme la mia risoluzione, la mia ultima volontà. Siate giudice severa, ma imparziale; leggete questa mia lettera voi sola — per voi sola. — Oppure distruggetela, datela alle fiamme: — lo dovete; — è la mia confessione.
«Vedrò il Barbarani; egli mi conosce; egli stesso vi dirà come io sia ben risoluto a sacrificarmi, a perdonare, ad obliare ed a morire, non mai a deviare d'un punto dalla retta via, dalla dolorosa via del dovere. E il Barbarani — il mio buon amico, il nostro buon amico, il gentiluomo dal cuore leale e cavalleresco — vi consegnerà questa mia lettera.
«... Ebbene, sì! È un mese ormai che io sopporto le angoscie del silenzio, che io mi struggo nell'ardore secreto che mi consuma... Io parto; voi non mi vedrete mai più; noi non ci vedremo mai più. Ma non credete mai, ve ne supplico con gli occhi pieni di lacrime e il cuore pieno di adorazione, non credete mai che io vi abbia abbandonata per indifferenza e che io paghi di ingratitudine un cuore che mi si mostrò sì appassionato e sì nobile. No, mia cara amica; no, mia cara figliuola... Io non vi lascierò senza prima accertarvi che voi siete riamata; amata caldamente e teneramente. La riconoscenza per il vostro cuore che così spontaneamente è corso verso di me; un mite sentimento di tenerezza per la vostra gioventù, l'ammirazione grandissima per le doti dell'anima vostra e della vostra mente, faranno sacri quei palpiti, faranno pure ed ardenti quelle ansie, che una forza arcana, che il fascino della vostra bellezza e l'incanto delle vostre grazie, subito al primo vedervi, mi hanno suscitato nel cuore.
«Oh, il primo giorno che vi ho veduta! Beato giorno! Ricordate, Emma. Riunite tutte le forze del cuore e del pensiero nella memoria vostra e ricordate:
«Io parlavo, in alto, sulla folla intenta; mille occhi ansiosi, curiosi, erano fissi su di me. Ma gli occhi miei, incontratisi coi vostri, non videro più che i vostri: e da quel punto io non ho parlato se non per voi; non ho veduto, non ho sentito altro che voi. Scrosciavano gli applausi ed io rimanevo incantato nel vostro sorriso e in quel mondo di ignoti — voi — da quel primo incontro di due sguardi, e di due forze, non foste più ignota al mio cuore: eravate voi, la cara, la soave, l'attesa.
«Vi siete accorta del mio pallore? Io tremavo confuso, intimidito, balbettante. Ricordate Emma, ricordate: sul grande scalone del palazzo delle conferenze, io udivo la vostra voce e vi vedevo arrossire: il buon Barbarani mi presentava a voi e a vostro padre. E dopo?.. Dopo?.. Quella via di San Paolo, percorsa al vostro fianco. E tutta la strada fatta insieme?.. E quando ci lasciammo sulla porta di casa vostra? — Casa vostra? — Ci son passato e ripassato, nella notte, furtivamente, pauroso di essere sorpreso. Qual'era la vostra finestra?.. Qual'era il vostro sogno di quella notte?
«Che delirio, che delirio! Cara, cara, dolce, soave amica... figliuola mia!... Oggi dovete tutto sapere: quanto vi ho amata e vi amo, quanto ho sofferto e soffro per voi. Così, soltanto così, per tutte le mie angoscie, e per tutte le mie lacrime, per la speranza di un'ora, e per il rimorso di tutta la vita, ho il diritto di pregarvi, di supplicarvi, di imporvi io stesso ciò che la vostra famiglia esige da voi per il vostro bene, ciò che per voi e per me diventa il dovere.
«Che delirio, che delirio, quel primo giorno! Rientrato all'albergo, subito, mi son chiuso nella mia camera. Tu eri là, viva, palpitante... bella... i tuoi occhi, la tua voce, i tuoi capelli, il tuo sorriso... il tuo rossore. Eri là; tutta là, tutta mia!