«Sì, sì; riacquistate la pace, l'affetto della vostra famiglia, e dimenticatemi. Io non potrò obliarvi; ma nel mio dolore avrò il conforto di essermi, per amor vostro, rassegnato costantemente al mio destino e di aver obbedito ai doveri d'un gentiluomo.
«Che cosa è successo? — Perchè vostro padre è così sdegnato? Ha capito qualche cosa? Ma come? Voi, forse, vi siete tradita... o vi hanno tradita? Qualcuno ha parlato? Chi? — Abbiamo degli amici, come il buon Barbarani e Carlo Borghetti; ma abbiamo pure dei nemici: donna Fanny Simonetti, per esempio... e quell'altro, quel giovane avventurato a cui la vostra famiglia e il destino riserbano la più grande, la suprema felicità.
«No, no, no! Non voglio, non posso pensare a costui; sento che non avrei più tanta forza, tanto coraggio quanto mi è d'uopo per mantenermi onesto e potervi dire: dimenticatemi.
«Avete avuto qualche dispiacere per cagion mia? Vostra madre, forse, è stata troppo severa?.. Ingiusta? — Perdonatemi, perdonatemi, buona, cara figliuola mia! — Ve lo prometto: domani, forse ancora stasera stessa, io partirò, io sparirò, e voi riavrete la serenità, riavrete la pace. La giovinezza è per sè stessa la felicità, e i felici sono immemori; voi, cara fanciulla mia, riuscirete a dimenticare.
«Anch'io: voglio dimenticare anch'io.
«Vi ripeto: che cosa sia accaduto fra voi e vostro padre o che cosa gli abbiano riferito sul conto mio, io non voglio sapere. Anch'io, voglio solo dimenticare. Ricordatevi bene: non mi dovete rispondere; non mi dovete scrivere. Nessun rapporto deve più esistere fra di noi. Una vostra lettera mi farebbe troppo male. Voi non dovete essere più viva per me.
«Quanto oggi succede, persino il contegno di vostro padre a mio riguardo, era già da me preveduto; doveva finire così. Subito, appena vi ho veduta, vi ho amata e vi ho desiderata; e subito, d'intorno a voi, sorsero gli ostacoli, confusamente come fantasmi, a spaventarmi, a sbigottirmi, a farmi indietreggiare.
«Come chiedervi in moglie? Come sperarvi dai vostri parenti?... Mio padre non era che un piccolo mercante: io devo tutto a me stesso. E quando pure, per amor vostro, cambiassi carattere e mi avvilissi — mi avvilissi a segno da sposare, io povero, una fanciulla ricca — non perderei la stima del mondo?... E voi forse non sareste accusata di avermela fatta perdere? E voi, un giorno... — nascondetemi quei vostri occhi, buoni e cari e innamorati, perchè io possa avere il coraggio di dirvelo — e voi, un giorno, vedendovi nella mia casa, la casa modesta e silenziosa dell'uomo di lavoro e di pensiero, non potreste dire a voi stessa, colla voce amara del pentimento, che io avrei dovuto sapere, immaginare, io, non come voi inesperto, ma fatto maturo dagli anni, dalle passioni, dalle vicende, che il regno di quella casa e l'adorazione di quell'uomo erano troppo umili offerte per la signorina Dionisy.
«Cedete, ubbidite, non pensate ad opporvi, non pensate a lottare. Rimarreste vinta. Non sono fatti i vostri begli occhi per le lacrime. Siete troppo bella. Fuggite l'amore, fuggite il dolore: esso farebbe sfiorire le vostre gote e impallidire le vostre labbra. Siete bella; trionfate del dolore e dell'amore e godete la vita.
«Una sola preghiera: distruggete questa mia lettera, cancellate da voi stessa, fin dall'ultimo dei vostri pensieri, ogni mia parola, ogni mio ricordo; lasciatemi morir lontano, solo, maledetto, calunniato, rinnegato; ma voi non cercate mai nemmeno di difendermi. Tacete, tacete, sempre... e per carità, per carità, ve ne supplico ancora, non commettete l'imprudenza di scrivermi. Il conforto pietoso di una vostra lettera, di una vostra parola, per quanto cara, bramata, invocata, sarebbe troppo pericoloso per voi.