«Sono povero; tutti i miei mezzi sono nel mio lavoro; tutte le mie speranze nella cattedra che sto conquistandomi con un volume di ricerche e di studii storici, per il quale ebbi più di qualche giovevole consiglio da vostro cugino Borghetti, un caro giovine che sento di amare quasi come un fratello. Tutta la mia ricchezza, per ora, sta nella filosofia insegnatami dalla sventura... e dal triste esempio di altri miei colleghi, che, per raggiungere la ricchezza e gli onori, diedero di sè insopportabile spettacolo, colla debolezza del carattere, colla rinuncia ad ogni fierezza, ad ogni indipendenza personale.

«Povero — io avrò l'immensa ricchezza di essere il solo padrone di me stesso — sempre indomabile e fiero. Ma tutto ciò potrebbe bastare forse per una giovinetta come voi?... Non sarei crudele e ingeneroso, e folle e imprudente, se dovessi pretendere, da altri, sacrifici... e quasi privazioni? Oh, mia cara amica; non rispondete su questo punto, col vostro cuore, colla vostra poesia.

«Voi vivete in mezzo agli agi, in mezzo allo splendore della vostra casa e del vostro nome: e non solo ci vivete, ma ci siete nata, e non potete apprezzarne l'inestimabile valore perchè... perchè non ne siete mai stata priva.

«Oh, mia cara amica, certe virtù sembrano facili fuori dell'occasione; ma, pur troppo, non si possono esercitare se non dopo molti anni di sudori e di prove.

«La signorina Emma Dionisy, diventata, semplicemente, la signorina Mari, o la moglie del professor Giordano Mari!... No, no, no! È troppo poco, per voi! No, no, no! Voi che siete un angelo, dovete volare in alto... sempre in alto.

«Non posso più: non mi regge più nè la testa, nè il polso. L'anima mia ha fatto l'ultimo sforzo e le lacrime grondano sulle parole che scrivo col sangue del cuore. Addio: ascoltate, per carità, i consigli del vostro misero amico; abbiate pietà delle sue preghiere; obbedite ai vostri genitori che non vorranno mai farvi infelice. Stracciate questa lettera e non rispondetemi; già, stasera stessa o domani, lascio Milano per sempre. Obbedite, sacrificatevi oggi per il vostro bene, per il vostro avvenire. Pensate che, alla età vostra, gli affetti, le simpatie, passano presto: alla mia età soltanto le passioni restano, come le sciagure, perenni nella vita! Io vi amerò sempre: ve lo giuro, Emma, ve lo giuro dal profondo del cuore; vi amerò fino all'estremo sospiro: e vi giuro, sull'onor mio, nessuna donna avrà da me una parola d'amore: vivrò; morirò solo.

«Non mi vedrete mai più; mai, finchè siete così bella, finchè siete ricca e felice. Ma se un giorno, ed io fossi ancora amato, se l'infermità, se gli anni vi rapissero la beltà e gli agi, se foste padrona di voi, se foste povera, disgraziata, se allora vi mancasse nel mondo un marito, un amico, un fratello, io volerò a voi — come oggi, che siete bella e ricca, fuggo da voi — e vi dirò: eccomi, cara; prenditi il mio cuore, l'anima mia... tutto me stesso; e vi sarò marito, padre, amico, fratello e fremerò d'amore ai vostri piedi. Ma, ve lo ripeto: questo giorno non potrebbe venire se non tardi; dopo la sventura. Oggi, un altro avvenire vi aspetta; quello che meritate, quello che è degno di voi, quello che vi promette, colla felicità, tutte le gioie della ricchezza e degli onori.

«Addio, con tutta l'anima, addio.

«Giordano Mari.»

La signorina Emma Dionisy a Giordano Mari: