— No; non rido.

— Adesso, per altro, devi dire anche tu che Nano è un poco di buono e, per di più, un asino.

— No; non dico niente.

— Un poco di buono, perchè non paga i proprii debiti.

— Se non paga vuol dire che non può. Del resto, ancora non si sa niente. Non mancano quattro giorni alla scadenza?

Tancredi (arrabbiandosi) Devi dire almeno che è un asino: lo devi dire! Quando non si può pagare, si corre, si cerca, si domanda; non si aspetta di aver l'acqua alla gola; non si lasciano protestare le cambiali; non si disonora la propria firma, il proprio nome!

Veronica. Ancora non si può dir niente sul conto del mio Nano. Ancora non si sa che cosa farà!

Tancredi. Il tuo Nano!... Però, se si lascia protestare le cambiali, questo sarà un disonore anche per il tuo Nano! Sì o no? Sarà un disonore, sì o no? (Non ottenendo risposta, dopo un momento, con un impeto d'ira, agguantando il galletto che continua a beccare sotto la tavola) Rispondi sì o no, o strappo la coda a Truffaldino!

Veronica (avventandosi, infuriata; togliendogli la vittima dalle mani) Vergogna! Disonore è il suo di fare il Caino!... Caino! Anche colle povere bestie!

Tancredi. Caino! Perchè Caino? È venuto forse, il gran talentone, a domandarmi qualche cosa? Forse che io gli dovrei correr dietro a costo di sporcarlo, soltanto a farmi vedere dalle sue madame, per ottener l'alto onore di pagare i suoi debiti? (Facendo colle dita il solito conto che seguita a ripetere da quindici giorni alla Veronica) Dunque quattordici, poi mille e cinquecento, poi altre duemila fanno diciassette e cinquecento... in tutto ventimila lire! Ha mangiato tutto il suo, più ventimila lire degli altri. Che appetito il tuo Nano, la tua bella bardassa cara! Oggi — capisci l'aritmetica? — ha bisogno ancora di ventimila lire, soltanto per non aver un soldo! (Alzandosi, irritato per l'atteggiamento e il mutismo ostile di Veronica) Superbo, spampanone, vanaglorioso e asino, con tutta la sua scienza; (più forte) un bell'asino!