Dopo un momento di sospensione, entra Giordano Mari, senza picchiare, spalancando l'uscio di colpo.
Giordano Mari. Addio! Tutti bene? Bravi! (E va ad appendere il cappello al solito piuolo, come se rientrasse per il pranzo, dopo la passeggiatina di una mezz'ora).
Veronica (è rimasta esterrefatta col mestolo in mano) Gesummaria! Il Nano! Proprio il Nano! (A mano a mano, diventa rossa dal piacere e le rughe della sua vecchia faccia sembrano spianarsi: rivolgendosi a Tancredi, sempre col mestolo in mano e in aria di trionfo) Vede, se io avevo ragione di voler aspettare a giudicare? Eccolo, che è venuto in persona.
Tancredi (sogghigna ironicamente, squadrando il fratello dalla testa ai piedi; fa una smorfia sprezzante in atto di stizza; si caccia le mani in tasca; poi, voltandogli le spalle, dimenandosi tutto e zufolando, passa nell'altra stanza).
Veronica (gridandogli dietro incollerita, mentre accende il fuoco sotto la pentola) È suo fratello! Vergogna! E dovrebbe vantarsi di averlo per fratello!
Giordano Mari (intanto fa i complimenti al galletto che gli si avvicina ciangottando sottovoce) Evviva Truffaldino! Corrocochè! Corrocochè! Sempre di buon appetito e di buon umore!
Veronica (pianino) È tornato per le sue cambiali, non è vero! Ha fatto bene. Adesso che è venuto, suo fratello gliele dovrà pagare.
Giordano Mari (fissandola, un po' inquieto) Credi, Veronica?
Veronica (indicando Tancredi nell'altra camera) Quel ludro è pieno di quattrini!
Giordano. Non ho bisogno di quattrini: basta che mi faccia rinnovare le mie cambiali per sei mesi.