Veronica (sicura di quello che promette) Lo farà; si tratta di suo fratello.
Giordano. E di tutto il mio avvenire. (A bassa voce) Prendo moglie.
Veronica (tra lo spavento e la contentezza) Gesummaria! (Guardando esitante verso la camera di Tancredi) Almeno, la sposina, ha qualche cosa?
Giordano (ancora più piano: in un orecchio) Più di mezzo milione!
La Veronica rimane a bocca aperta, mentre il suo Nano entra nell'altra stanza, lasciando l'uscio socchiuso.
La camera da letto di Tancredi:
Un lettone alto e gonfio, colla coperta bianca e l'imbottita rossa: seggiole di paglia; lo sciugamano appeso ad un chiodo, accanto al catino. A capo del letto, l'oleografia di una Madonna addolorata, con una cornicetta nera, sottile, senza vetro.
Giordano. Puoi ascoltarmi cinque minuti, tranquillamente, e senza ingiuriarmi?
Tancredi (continua a fissarlo, a squadrarlo, e ghignare: i due denti davanti gli si allungano, ma per mordere) Parlare con me? Oh, oh, che degnazione! Ma, caso mai, intendiamoci: se tu mediti un colpo nella speranza di potermi imbalsamare colla tua oratoria, hai preso un gambero, anzi un'aragosta addirittura! (Ride contento del motto spiritoso: continua a squadrarlo beffandolo) Che lusso, commendatore! Non ti dico nemmeno di sedere. Sei vestito troppo alla milorda per le mie seggiole. Io, invece, come mi vedi, estate e inverno, sempre lo stesso vestito! (Con invidia per l'eleganza del fratello e colla boria esosa dei proprii quattrini) Il che vuol dire che, non essendo un riccone milionario, come te, io soffro il freddo l'inverno e il caldo l'estate.
Giordano (cominciando a perdere la pazienza) Mi vuoi ascoltare? Ho da parlarti di affari serii, che premono.