Tancredi. Tu sei un letterato; non sei un mercante. Dunque, tu non hai paura del fallimento. Non mi hai scritto, l'ultima volta, che ti avevano offerta la collaborazione in tante Riviste tedesche, inglesi, francesi? Ebbene, vuol dire che diventerai un collaboratore... anche del Monitore dei protesti! No; ti dico di no, la mia parola vale la firma e dovrei pagare per te. Ventimila lire! Sei matto!
Giordano (è agitatissimo: un tremito delle labbra, delle mani mostra la sua nervosità, il suo dispetto, la sua rabbia, il suo timore di non poter riuscire) Ebbene, come ti ho detto, informati a Milano. Non adoperare, s'intende, il primo che capita, ma uno dei tuoi manigoldi; uno molto prudente e che abbia rapporti coll'aristocrazia. Bada bene: sono i Dionisy, che hanno un palazzo in Monte Napoleone.
Tancredi (con un'alzata di spalle) Che ci siano i Dionisy e il palazzo non vuol dire.
Giordano (con qualche esitazione: poi vincendosi) Fa domandare se non è vero che la figlia unica dei Dionisy, la... (soffre nel dover dire quel nome a suo fratello, il cui occhio, il ghigno della boccaccia lurca, hanno dell'osceno nella loro volgarità) la signorina Emma, era quasi fidanzata ad un ricchissimo giovinotto, il Sebastiani; e se non è vero che il matrimonio è andato a monte perchè si è innamorata di un letterato, di Giordano Mari di Padova...
Tancredi (con sprezzo) Peuh! Sarebbe una bella matta da legare; ma non ti credo. Sei sempre stato un bugiardo: questo lo diceva anche nostra madre e arriva ad ammetterlo anche Veronica: tu mi vuoi gabbolare per via delle cambialette. Alle ragazze piace di scherzare, di far le civette anche coi disperati: ma sposano i quattrini. In ogni modo, lontan dagli occhi lontan dal cuore, e quando le diranno che sei uno spiantato, un letterato... collaboratore del Monitore dei protesti per la picciorleria di ventimila lire, ti volterà le spalle e sarà come se non ti avesse mai conosciuto. (Vede di aver punto suo fratello sul vivo e contento, ripete le stesse parole con una sghignazzata).
Giordano. Ah, no! Anche volendolo, non lo potrebbe più fare. È in mano mia.
L'altro continua a sghignazzare. Ma bisogna aver pazienza, ingoiare gli scherni, gli insulti, soffrire e soffocare la collera; bisogna che suo fratello gli faccia rinnovare le cambiali o è perduto: perduta Emma, perduto tutto! Bisogna smuoverlo, bisogna convincerlo. Ha creduto la cosa assai più facile e sopra tutto sicura. Una firma; del denaro, più o meno, da sborsare dopo il matrimonio. E se, invece, quella canaglia si ostinasse? Se non volesse saperne ad ogni costo? Se lasciasse protestare le cambiali?... Egli trema convulso e ansima per la rabbia repressa, per l'orgasmo e per lo spavento dell'ultimo pericolo. Da plumbeo, è diventato livido: gli occhi affossati, cattivi. Non è più lui, Giordano Mari, il bel conferenziere, il gonfio e pettoruto padrone del mondo: è un altro: un vecchio dalla faccia losca, truce, curvo, schiacciato sotto il peso del delitto che sta per commettere.
Giordano Mari (afferrando ad un tratto, stringendo una mano di suo fratello: la voce alterata, tremula) Se ti fo vedere le sue lettere?.. È una prova!... Ti basta? Mi fai rinnovare le cambiali?
Tancredi (ha un lampo negli occhi: il desiderio, la curiosità di quelle lettere per sè stesse: delle parole amorose, delle smorfie, dei baci, perchè ci devono essere anche i baci) Vediamo: fuori le letterine!... Due sole?
Giordano. Questa l'ho ricevuta a Milano, all'albergo (Gli dà, infatti, la prima lettera di Emma).