«Ti stringo la sinistra e mi dichiaro colla destra

«L'affezionato zio
«PIER LUIGI DA CASTIGLIONE».

—Ma dunque? Voi pure venite a Firenze?—esclamò Maria; e ne' suoi grandi occhi, invece delle lacrime, brillava adesso la gioia.

—Certamente!… Volete che mi lasci diseredare? Ho già risolto e parto fra otto giorni.

—Oh bravo!… Nel caso contrario, sapete, mi sarei unita io pure a vostro zio…

—E ai miei creditori.

Maria rise del motto, e fra le due buone creature cominciò quella corrente di allegro umore, schietto e sereno, che di tanto in tanto fa così bene all'anima e alla salute. Giorgio mise in canzonatura Prospero Anatolio, il quale sottoponeva il suo progetto alla volontà sovrana della consorte e finiva poi col fissare la giornata e l'ora della partenza. E Maria rispose citando il conte Pier Luigi, che lasciava il nipote libero della propria volontà, minacciando per altro di diseredarlo se non avesse fatto a modo suo. In conclusione, entrambi convennero che tanto Prospero quanto Pier Luigi avevano i loro difetti, le loro pecche; ma erano pure le due eccellenti persone! Maria andava persuadendosi che suo marito non era dalla parte del torto e che, chiamandola presso di sè, le dava veramente una prova d'affetto. Conveniva che, a Borghignano, divertimenti nè distrazioni non ce n'erano affatto, mentre a Firenze avrebbe potuto uscire un po' da quella vita monotona e sollevare lo spirito, specialmente frequentando i teatri; ed anche per l'educazione di Lalla il nuovo disegno di Prospero Anatolio veniva assai opportunamente. Vedendo persone nuove e vivendoci in mezzo, il demonietto avrebbe perduto un po' di quella sua selvatichezza indomabile, e con suo padre vicino avrebbe fatto meno capricci.

Giorgio approvava tutte le considerazioni di Maria, si lasciava burlare a proposito delle sue aspirazioni platonicamente repubblicane, e così, fra una chiacchiera e uno scherzo, quella sera, invece di andarsene alle undici, come era solito, lasciò il palazzo d'Eleda quando la mezzanotte era già suonata.

Un'ora dopo, Maria si addormentava beata, tranquilla, sorridendo alla nuova felicità che l'aspettava a Firenze, senza aver notato il cambiamento del suo umore, senza averne avvertito il perchè, senza domandarsi come mai prima le aveva data tanta pena la lettera di suo marito ed ora invece le procurava tanto piacere.

Il conte Della Valle, un'ora dopo, era ancora al club, e quando la mattina scrisse allo zio accettando di andare a Firenze, non ricordava nemmeno che a Firenze ci sarebbe andata pure la duchessa d'Eleda.