—Tu menti… e menti senza arrossire!

Lalla glielo lasciò credere volentieri: ma non mentiva.—Che fortuna—pensava ancora la duchessina fra sè—che alla mamma non sia venuto in mente di correre a cercarmi!

XXI.

L'ultimo mese, prima del matrimonio, lo passarono tutti uniti a Santo Fiore, dove si era fissato di celebrare le nozze, per isfuggire ai pettegolezzi ed alle noie di Borghignano.

Il Della Valle aveva preso in affitto, per quell'autunno, il villino del marchese di Vharè, i cui affari andavano sempre di male in peggio, e che adesso da Monte Carlo era passato a Roma per far la corte ad una celebre contralto dell'Apollo.

In quanto a Lalla, poveretta, appena arrivata in campagna fece un gran piangere: a Santo Fiore la aspettavano due tombe recenti: quella del vecchio Ambrogio e quella di Musette.

—Già, essa lo aveva preveduto—diceva fra le lacrime,—che Musette sarebbe morta di crepacuore e che bisognava essere ben crudeli per volerla separare dalla sua padroncina!… Povera Musette! tanto buona, tanto cara, tanto intelligente e…—non ci fu verso, anche Giorgio dovette mostrarsi malinconico in memoria della cagnetta.

Ma nemmeno Ambrogio fu dimenticato dalla signorina, anzi ordinò a don Vincenzo un ufficio di gran lusso per suffragare l'anima del vecchio servo; ma poi capitarono a Santo Fiore la Giulia e Pier Luigi, e Lalla ebbe in tal modo uno svago benefico.

Anche Maria aveva sperato di ottenere dai nuovi ospiti un po' di sollievo: era tanto, era profondamente infelice! aveva sempre gli sposi da sorvegliare; Maria doveva essere sempre fra quei due che si volevano bene e che non nascondevano il loro amore, nè la loro felicità; doveva essere testimonio ai loro colloqui, alle loro tenere carezze.

L'uomo di cui essa era innamorata, lo vedeva farsi sempre più bello e più nobile sotto l'influenza di un amore, che rendeva lei sciagurata e Giorgio beato. Maria non cercava e non voleva miss Dill. Quando c'è una madre, spetta a lei sola quella delicata sorveglianza: era il suo dovere.