—Un po' di pazienza, signor conte!—gli disse Lalla, sorridendo con molta grazia.—Un po' di pazienza!…
—Via non mi sgridi… Un'altra volta l'aspetterò senza fiatare. Così sarà contenta, lei?—e Giorgio segnò appunto quel lei, che era stato uno scherzo della fanciulla.
—Come, non c'è la mamma?
—È uscita quasi subito… Si direbbe che ha paura a star sola con me!
—Che fortuna—pensava intanto Lalla in cuor suo—che alla mamma non sia venuto in mente di correre a cercarmi!
Erano soli nel salotto, cosa che accadeva loro di rado. Lalla aveva preso un fiore dalla cesta di mezzo al tavolo e in punta di piedi si sforzava per aggiustarlo nell'occhiello dell'abito di Giorgio, arrabbiandosi con attucci piacevoli, perchè non ci riusciva. Giorgio, innamorato più che mai, aveva circondato con un braccio il bel vitino della fanciulla e parlandole fra i capelli, le domandò la grazia di un bacio.
Lalla non rispose, ma rialzò quel suo visetto così fine dove si scorgeva adesso un amabile sorriso far capolino di sotto ad una comica serietà, e facendosi un po' indietro colla persona, alzò le manine e gliele porse tutte due unite sulle labbra, con un garbo che voleva dire:—Ti fo grazia delle mie mani, baciale pure, ma ricordati bene che chi comanda sono io!—Il Della Valle, uno dopo l'altro baciò allora quei dieci ditini bianchi, dalle unghie rosee di madreperla, ma poi, vedendola ancora sopra pensiero:—Scommetto—le disse—che indovino a cosa tu pensi in questo momento.
—Davvero?—e Lalla sorrise di quella ingenua pretesa.
—Tu pensi a tutto il gran bene che io ti voglio.
—Oh, no!… niente affatto!