—Se mi hanno detto che lo ami, che tu facevi l'amore anche a Pegli col conte Della Valle?

—La gente lo avrà creduto; ma, se sia vero o no quanto le ho detto, ne domandi conto alla Nena e alla miss!

Sandrino anche in quelle parole sentiva correre la bugia, ma era una bugia così cara per lui, che egli non ebbe più coraggio di opporsi e di smascherarla. Invece, stanco, abbattuto, vi si abbandonò anima e cuore, come a un conforto, come alla sua ultima speranza.

Successe un lungo silenzio fra i due giovani. Sandro fissava la signorina ostinatamente, cogli occhi torvi, pallido, e col respiro greve, affannoso.

Lalla, ritta in piedi, giuocherellando colla catenella dell'orologio fra le dita tremanti, di tanto in tanto alzava la testolina, lo guardava dolcemente con un leggero tremito delle labbra, con un'espressione indefinibile, piena di affetto e d'indulgenti rimproveri, e poi, subito, la riabbassava intimidita.

Sandro, vinto, tremando a sua volta, le si avvicinò.

—Dunque… me lo giuri?… Dopo potrò… potrò ancora vederti?

Ci fu un altro sguardo della fanciulla, tenero, lungo, timidissimo, che terminò con un—sì—quasi impercettibile, che era tutto una carezza.

—Ebbene… ricordati, ricordati che se m'inganni anche questa volta, guai!… guai!…—Ma l'intonazione di questi due—guai—pronunciati dal giovanotto non era la stessa, perchè la seconda volta Sandro, presa Lalla d'improvviso fra le braccia, finì quel secondo—guai!—con un bacio ch'egli le stampò sulla bocca e nel quale c'era dentro l'amore, la collera, la gelosia, l'anima e le passioni tutte del povero innamorato. Lalla purchè egli se ne andasse in pace, purchè non la compromettesse col suo furore insensato, non si oppose che debolissimamente; e allora si sentì addosso una furia di baci che parevano morsi, sul collo, sui capelli, sugli occhi, sulle guance, sulle vesti, dappertutto. Sandro, inebriato e irritato, non più pallido, ma acceso in volto, con strette febbrili brancicò pazzamente quel corpicciuolo tanto bramato, finchè, intimidito, vinto da uno sguardo, da un muto rimprovero della fanciulla, ch'era una eloquentissima supplica di rispettarla, fatta ancor più efficace dal suo rassegnato abbandono, la strinse un'ultima volta al petto, così forte da farle male, una ultima volta le soffocò la bocca colla sua, lungamente, rabbiosamente, e poi superata la tentazione da cui era dominato, gettò lungi da sè quella creatura fatale, uscì ratto dalla camera e fatte le scale d'un salto corse via dal palazzo d'Eleda e, ben presto, anche da Borghignano.

Appena uscito Sandro, Lalla si rialzò, libera finalmente, e lo seguì con gli occhi scintillanti, pallida, tremante di sdegno e di odio, perchè adesso la paura era cessata. Si asciugò dispettosamente, col palmo della mano, la bocca ancora umida dei baci di lui, che le facevano schifo, e colla gola strozzata, colla voce sorda, ma con un desiderio cocente di vederlo cader fulminato, gli gridò dietro:—Villano, villano!…—Poi, siccome non c'era tempo da perdere, senza spiegarsi punto colla miss che la guardava stralunata, corse nella sua cameretta, si bagnò, si lavò gli occhi per bene con dell'acqua freschissima per levarne il rossore, si aggiustò l'abitino sgualcito, sciupato, si ravviò i capelli, rifece il fiocco della cravatta, ringraziò in fretta il buon Dio per il pericolo sfuggito, e presa la lana merinos, ch'era stata il pretesto della sua scappata, discese e rientrò quietamente nel salotto. Sulla porta incontrò il Della Valle che ne usciva allora, in cerca di lei.