—Mia moglie… Vi amo.
—Guardatela. È bella assai, vostra moglie…
Fatto il giro dell'appartamento, erano entrati insieme nel buffet, e Renata, dietro a una portiera, gli indicava la duchessa, in mezzo alla sala da ballo.
Era appena finito un valzer: Maria, ancora ansante, colle guance leggermente colorite, era ammirata, circondata dal fior fiore della gioventù e dell'eleganza.
—Com'è bella!… No! Non dovete guardarla!
E Renata si strinse più forte al braccio del duca, piena di fascino e di grazia, fingendosi quasi paurosa, quasi mortificata da quel confronto.
—Voglio voi… Amo voi…—le balbettò all'orecchio il duca d'Eleda.
—Vi piaccio dunque… mi amate di più?—esclamò Renata correggendosi a tempo, e con una mano sapiente giuocando colla commenda che brillava sullo sparato tutto a pieghe e a ricami della camicia di Prospero.
—Lo vedete, Renata, non so-ono qui?!…
Renata si guardò intorno con un rapido giro degli occhi. Nel buffet non c'era nessuno. Nascosta dietro alla portiera, non poteva certo esser veduta: si alzò ritta sulla punta dei piedi, e con una sua mossa da monello stordito sfiorò colle labbra il volto di Anatolio, che diventò pallidissimo.