Apparecchiato l'occorrente, Maria fece chiamare la bambina; ma come il solito quel folletto si era liberato dalla vigilanza di miss Dill, col pretesto di andare dalla mamma, ed invece era fuggito di corsa nel quartierino. del duca, il quale era pieno di tolleranza per i capricci della figliuola. Infatti Lalla vi metteva tutto sossopra e torturava la flemmatica pazienza di Ioh, un piccolo inglese, il vero tipo del groom.

Lalla era fin d'allora (contava sei o sette anni) l'incarnazione di uno di quei tanti demonietti creati e messi al mondo per la dannazione del genere umano. Amava suo padre fin all'idolatria, perchè in lui aveva sempre il condiscendente d'ogni capriccio, perchè, tollerante, compiacevasi d'ogni sua impertinenza, opponendosi a Maria, quando, più severa, trovava da sgridare e magari da correggere castigando. Egli stesso, senza pensare nè all'educazione, nè alla riuscita di sua figlia, la quale con quei principî non prometteva nulla di buono, si divertiva a giuocare con lei. Le insegnava mariuolerie, si lasciava sfuggire parole un po' ardite, ridendo come un matto quando la piccina le ripeteva. Egli la faceva correre, la faceva saltare, le insegnava la scherma e l'equitazione; e però il quartierino del duca era l'Eden di tutte le delizie di Lalla. Quando poteva scappare da sua madre e da miss Dill era beata; correva là dentro; quei quadri dai colori vivaci, quelle armi, tutto quel disordine era il suo proprio elemento. Ella rifaceva il soldato, la cantante, l'arcivescovo e la duchessa madre nei giorni di ricevimento. Poi si fermava lungamente a divorare collo sguardo le donne nude, scolpite o dipinte; e benchè il duca le avesse insegnato, per tutelare la sua innocenza, che quelle non erano donne, ma anime sante, Lalla faceva già confronti fra quelle anime e sè. Gli astucci, le cassettine, i cassettini, l'armadio, lo scrittoio di Prospero Anatolio non avevano segreti per la sua curiosità infantile, nè riparo alle sue piraterie quotidiane. Prospero quando cercava qualche cosa che non gli riusciva di trovare, andava su tutte le furie brontolando con Maria e con miss Dill perchè non sapevano educare la bimba.

Anche quella mattina, dopo che la duchessa l'ebbe fatta chiamare, miss
Dill dovette cercarla nello studio del duca.

—Cattiva!—le gridò Maria quando la fanciullina entrò in camera.—Cattiva! Hai disobbedito a tua madre, e hai detto delle bugie a miss Dill!

Lalla non rispose; ma con un salto fu sulle ginocchia di sua madre, e l'abbracciò stretta stretta. Miss Dill uscì.

—A voi—disse Maria affettando una severità che era uno scherzo—da brava! scrivete qui, sotto questo ritratto.

—Lasciamelo vedere, mamma.

—Lo hai già veduto ieri: è il tuo ritratto.

—Lasciamelo vedere, mammina bella.

—A te, guarda, sei contenta?