Tutto questo gran rumore era quello che precede lo scoppio del temporale; e il temporale in fatti, anzi la tempesta, si scatenò sulla Giunta con articoloni sesquipedali che tuonavano fino dal titolo: Fame e camorra—I proletari—La tratta dei bianchi—L'agonia di un delinquente, ovvero gli ultimi giorni dell'Amministrazione d'Eleda,—catilinaria, infocata contro il duca Prospero Anatolio,—I tentennanti, ovvero i rossi di ieri,—fiera botta, diretta contro il deputato Della Valle.
Giorgio alzava le spalle e non ci badava; tutt'al più quelle sfuriate senza logica e senza grammatica lo mettevano di buon umore; ma il duca d'Eleda, che a Borghignano era sempre stato trattato coi guanti, leccato, adulato, ed anche discusso, ma col rispetto col quale si discutono le cose sacre, il povera duca d'Eleda, a sentirsene dire di cotte e di crude, e da un Frascolini qualunque, s'infuriava e diventava di tutti i colori, come i capelli del Rebaldi. Cominciò col dire che quel Frascolini bisognava farlo bastonare; che era un ignorante, un mariuolo; ma a mano a mano che quell'altro aumentava la dose delle ingiurie s'intimoriva sempre di più, e considerava l'Omnibus come una forza, e domandò a Giorgio s'egli non credeva fosse il caso di avere un'intervista per sapere, almeno, da quel Maramaldo, qual era lo scopo de' suoi attacchi, della sua guerra insensata. Il conte Della Valle non ne volle sapere; anzi, disse chiaro al suocero, che un tal passo, disdicevole sempre, nel loro caso particolare, sarebbe stato ancora più sconveniente e indecoroso, e gli lasciò trapelare qualcosa delle strambe impertinenze del Frascolini verso Lalla.
—Ah, già, già! Allora… allora, sicuro; bisogna lasciar correre!…—rispose sospirando Prospero Anatolio; ma nel suo interno pensò che Giorgio non era altro che un famoso egoista.
—Certo,—borbottava,—a lui le tirate di questo ciuco imbizzarrito non possono far nessun danno, e per questo si diverte a lasciar correre e a disprezzarlo. È infeudato, lui, nel suo collegio, e se quell'altro gli grida contro che smonta di colore questo gli giova, invece di nuocergli. Nel Consiglio Provinciale, poi, le votazioni sdrucciolano come l'olio! Ma vorrei vederlo un po' ne' miei panni. Oh, se vorrei vederlo, colla marea che monta e la tempesta che soffia da tutte le parti!… Quel becero affamato voleva fare il patito a Lalla?… Sciocchezze!… Sarà stato ubriaco, appunto come lo è sempre, anche quando scrive. Del resto Lalla è come la Giulia; a sentirle tutti s'innamorano come matti, appena le vedono, principi e villani!… E intanto chi si cura, chi si dà pensiero di questo povero vecchio?… Nessuno.—Ah, Signore Iddio, che mondaccio egoista!—e il duca sospirava, alzando gli occhi al cielo.
Quando, dunque, il senatore d'Eleda, sballottato nel suo coupé, ritornava da Santo Fiore a Borghignano per prepararsi alla battaglia ultima e definitiva, egli riandava nella mente tutta la storia degli ultimi avvenimenti si affaticava indarno per trovare, nel buio fosco e minaccioso, una qualunque via di salvezza.
La sua condizione e quella della Giunta era ancor più disperata perchè non potevano disporre d'un giornale per difendersi dalle accuse, per dissipare gli equivoci, per soffocare le calunnie che inventava e diffondeva l'Omnibus quotidianamente. Tutt'al più dovevano limitarsi a far scrivere corrispondenze su qualche giornale di fuori, che poi arrivavano in ritardo a Borghignano e che l'Omnibus riproduceva stronche e alterate, con cappelli e code che toglievano loro ogni efficacia. Si era pensato, in quel frangente, di pubblicare un altro giornale, ma ormai era troppo tardi: un giornale nuovo non avrebbe avuto tempo di acquistarsi il credito, e uscito proprio all'ultima ora, apposta per difendere il Sindaco e la Giunta, avrebbe fatto più male che bene.
—Se il Frascolini fosse stato un uomo onesto e… abile? Perchè non provare… cercando d'illuminarlo sulla vera condizione delle cose?… Uno scopo, e recondito, ci doveva pur essere che lo spingeva in quella guerra fiera e sleale. Bisognava cercare di conoscerlo questo scopo e poi… poi chi sa; colle buone avrebbero forse potuto addomesticare la bestia!… Ma!…
Tuttavia… tuttavia se il signor conte Della Valle era un famoso egoista, il duca d'Eleda non voleva essere un minchione, e non era obbligato a seguirlo, tanto più che militavano ciascuno in un campo opposto. D'altra parte il Sindaco di Borghignano aveva non solo la sua Amministrazione da difendere, ma eziandio l'utile superiore del partito, al quale doveva sacrificare anche il risentimento personale. Poteva andare incontro a certa rovina, senza tentare ogni via per scongiurarla?
Poteva assistere impavido alla sua prossima sconfitta? Poteva vedere, in una parola, minacciato il reale benessere di Borghignano, della sua diletta Borghignano, senza tentare, per quanto almeno era fattibile, di scongiurare la catastrofe?… Sicuro, era assai penoso il dover scendere a spiegazioni con un Frascolini qualunque; ma, e perciò?… Doveva egli arrestarsi sulla via del dovere?—No, mai.—Quel passo era penosissimo, ma bisognava compierlo od ogni modo. Forte della sua coscienza, avrebbe sacrificato l'uomo privato all'utile del paese. Egli certo non voleva essere un perfetto egoista come il conte Della Valle; quel suo caro signor genero senza carattere, senza coraggio, senza iniziativa.
Meditato e approvato il bel disegno, Prospero Anatolio volle subito metterlo in esecuzione, e appena giunto a Borghignano mandò un bigliettino al direttore dell'Omnibus, pregandolo d'indicargli un'ora nella giornata, per discorrere insieme su vari argomenti di interesse pubblico.