Domandò subito alla Nena, in uno di quei loro ritrovi domenicali, se era vera, propriamente vera la—infame tresca—; ma la Nena gli rispose negando tutto e arrabbiandosi contro quelle pitocche di Borghignano che dicevano male della sua padrona perchè era più bella e più ricca di loro.
—Se la signora contessa,—concluse poi—aveva agito male con lui—Sandro le aveva raccontato che era stata la sua amorosa e che erano stati soli insieme e che si erano baciati per notti intere—se la signora contessa aveva agito male con lui, bisognava scusarla, perchè allora era ancora una bimba, e non sapeva quello che si facesse, ma adesso era un angelo di virtù, e non amava altri che il signor conte.
Simili assicurazioni non calmavano certo il Frascolini: la signora contessa non avrebbe dovuto amare nemmeno suo marito, anzi suo marito meno degli altri. Non gli aveva giurato che lo sposava per forza?
Tutte queste contradizioni, tutti questi opposti sentimenti ispiravano ogni atto della vita del Frascolini e perciò egli aveva voluto far paura al duca Prospero perchè il duca, smessa la superbia, si facesse umile e cercasse di cattivarselo per averlo alleato, se non amico. Il Sindaco di Borghignano non aveva obbligo di usare molta deferenza verso il quarto potere? verso gli uomini dell'avvenire? E se lui, Frascolini, lo attaccava anche ingiustamente, non era tenuto a invitarlo a reciproche e franche spiegazioni? Non doveva illuminarlo perchè potesse condurre il suo Omnibus sulla buona strada?…. Sicuro, Sandro Frascolini non desiderava altro che questo: condurre l'Omnibus sulla buona strada, e lo desiderava per le aspirazioni del proprio cuore prima di tutto… ed anche per certi interessi, che egli chiamava—di tipografia.—È poi da notare che in questi ultimi tempi il Frascolini si era di molto dirozzato e aveva perduto un po' di quelle sue arie di cantante a spasso che lo facevano primeggiare nelle sedute burrascose del Circolo democratico degli Operai Agricoltori.
Sandro Frascolini entrò dal duca d'Eleda, serio, impettito, colla tuba e col vestito nero: il duca, gli corse incontro, scusandosi graziosamente di averlo incomodato; gli prese la mano che strinse cordialmente, con effusione, fra le sue, e lo fece sedere sul canapè.
Allora Prospero Anatolio cominciò a ricordare l'antica famigliarità dei Santo Fiore coi Frascolini; gli disse che si ricordava di lui, Sandro, quando era ragazzo e che si ricordava di suo padre col quale era stato sempre in ottimi rapporti—un uomo integerrimo operoso, intelligente!…—E a mano a mano commovendosi, concluse ch'egli aveva creduto di evocare tante care memorie per scusare e per spiegare in certo modo, il grave passo fatto dal Sindaco di Borghignano verso l'egregio uomo che dirigeva l'Omnibus, dal quale (e qui cominciava un pochino a riscaldarsi) egli non si sarebbe mai aspettato una guerra accanita, personale, ingiusta; no, mai, perchè si era abituato a considerarlo come un amico!…
Sandro, a questo punto, credeva che il duca avesse finito, ma questi, invece, non si fermò nemmeno per pigliar fiato e non lasciandogli il tempo di risponderci cominciò a giustificarsi, a difendersi, saltando da un argomento in un altro, dal Dazio Consumo alle Riforme, dalla Costituzione alla Progressista. Poi tornò a commoversi, a intenerirsi, e finì coll'aggiungere che quella guerra dell'Omnibus,—accanita, personale ed ingiusta—aveva dato un gran dolore anche alla duchessa Maria, alla sua moglie diletta e… e (sospirò) e così malandata in salute.
Il Frascolini aveva la testa piena, confusa da tanti discorsi; non sapeva che cosa dire, non sapeva come regolarsi, non sapeva più se doveva accusare o se doveva difendersi.
—Veramente—cominciò poi, lisciando adagio, col palmo della mano, il cappello a cilindro,—veramente, la polemica sostenuta del nostro giornale non è diretta al duca d'Eleda, ma all'Amministrazione del Comune.
—E all'uno e all'altra, amico mio; ed anzi, se volete dirlo francamente, forse più all'uno che all'altra, ed è ciò che mi addolora, ed è ciò che mi sconforta, come uomo privato e come uomo pubblico.—Io posso aver sbagliato, avrò sbagliato… ho sbagliato! Ditemelo voi, chi è infallibile a questo mondo?… Ma l'Omnibus, viva Dio, mi attacca anche nelle intenzioni!… Sono in errore?… Le mie idee non si accordano colle vostre?… Il progetto delle nuove riforme, che mi costa tanti studi, tante veglie angosciose, lo giudicate improvvido?… Ebbene, discutiamolo! Dio buono, discutiamolo! Io non domando di più, non domando di meglio: discutere!… E se mi convincerete che sono in errore, sarò io il primo a ringraziarvi e a sottomettermi, perchè, credete, egregio e caro amico, io non sono un ambizioso! Io amo il mio paese al quale ho sacrificata la quiete, la vita: ecco tutto!