—Scusate—replicò Sandro, mettendo il cappello sopra una sedia, e familiarizzando con quel voi che gli accarezzava l'orecchio.—Scusate, ma ammesso, come dite, che l'Ominibus abbia combattuto qualche volta il duca d'Eleda, ha combattuto solamente l'uomo pubblico, e non ha mai tirato in ballo l'uomo privato, quantunque…

—Grazie tante, ma…

—Lasciatemi finire! Quantunque anche l'uomo privato, abbia aspirazioni diametralmente opposte a quelle che informano la nostra vita di pubblicisti; perchè mentre noi siamo gli uomini dell'avvenire, siamo l'avanguardia, siamo… siamo… dirò così…—Il direttore dell'Omnibus cercava un'altra bella frase per tornir meglio il periodo, ma non riuscendo a imbroccarla dovette troncarlo a mezzo:—siamo liberali insomma,—soggiunse,—e voi no!…

—Ecco l'errore!… Ecco l'equivoco!… Ecco la grande Ingiustizia!—Non siamo liberali noi?—Non sono liberale io?—E Prospero Anatolio accavallò una gamba sull'altra, dondolandola democraticamente.—Non sono liberale?… Liberale lo sono quanto voi, più di voi. Sissignore! Solamente non voglio correre, voglio camminare…. per non dover precipitare, o peggio, per non dover tornare indietro.—A questo punto il duca Prospero sfoggiò un'eloquenza tribunizia da far strabiliare. Citò la Francia e la Germania, l'Inghilterra e l'America, il conte di Cavour e Leone Gambetta, gli ultramontani e i nichilisti, i fatti delle Romagne, Cantelli e la spedizione di Crimea; il quarantotto, il novantatrè ed il settanta; la legge elettorale, l'abolizione del corso forzoso e la trasformazione dei partiti. I partiti—concluse finalmente,—che cosa vogliono, che cosa rappresentano i partiti in Italia? Qual'è la vera demarcazione fra la destra e la sinistra, tenuto calcolo, specialmente, delle oscillazioni dei centri? Noi, vedete, amico mio, noi dai nostri stalli tranquilli del Senato teniamo d'occhio la baraonda della Camera giovane e… Volete proprio sapere qual'è lo studio più assiduo che vediamo farsi là dentro? Quello di cercare una scusa tutti i giorni, tutti i giorni un pretesto nuovo, per non venire fra destra e sinistra a spiegazioni reciproche, per continuare nell'equivoco, altrimenti,—è chiaro come il sole—destri e sinistri non avrebbero ragione di esistere.—Prospero Anatolio scoppiò in una risata, il riso fa buon sangue, e il Frascolini approvò.

—Ma vedete, duca Prospero—cominciò dopo un momento di silenzio,—noi…

—Noi siamo radicali?… È questo che volete dire?

—Appunto; rispose il direttore dell'Omnibus,—noi siamo radicali.

—Ma Dio mio, caro Frascolini, chi oggi non è radicale, non è repubblicano… in teoria?… Ci si cammina, non dubitate, ci si cammina, verso la repubblica; ma se non vogliamo esser noi stessi i necrofori dell'opera nostra, dobbiamo attendere lo sviluppo naturale degli avvenimenti, dobbiamo preparare il terreno gradatamente, dobbiamo educare il popolo a questa libertà benedetta, se no, gli potrebbe dare le vertigini! Ricordate le parole di un mio amico carissimo:—fatta l'Italia, bisogna fare gl'Italiani.—E perciò, è necessario uno scambio d'idee, un connubio, direi quasi, fra gli uomini della permanente, gli uomini di ieri, come sono io, cogli araldi della rivoluzione, cogli uomini del domani, come siete voi.

Il Frascolini non ci capiva più nella pelle!… Quantunque avesse viaggiato, fosse stato applaudito nella Favorita e si trovasse ora alla direzione dell'Omnibus, in fondo in fondo egli restava sempre il ragazzotto di Santo Fiore, che, per tradizione di padre in figlio, riconosceva nel duca d'Eleda una autorità istintivamente subìta e che la lettura dei Misteri del Popolo aveva scossa, ma che non era riuscita a vincere interamente.

Quella familiarità del signor duca, quel voi alla buona, quell'amico mio, quel carissimo Frascolini lo facevano arrossire di piacere, e per il momento non avrebbe potuto desiderare di più. Dalla burbanzosa protezione del signor Domenico, il sindaco sensale di Santo Fiore, era arrivato all'amicizia del duca d'Eleda!—Nei primi giorni del suo amore,—quando Sandrino passeggiava per la campagna solo solo, colle mani in tasca e il sigaro spento in bocca, fantasticando il romanzo del proprio avvenire, egli non era giunto ad immaginare un capitolo più luminoso. Che cosa ne avrebbe pensato la contessa Lalla sentendo suo padre parlare con ammirazione del carissimo, dell'onorevole Frascolini?… Egli le aveva giurato che sarebbe arrivato a farsi un nome, una posizione e… e Prospero Anatolio lo chiamava amico, lo invitava in sua casa e lo trattava da pari a pari!… Oh la cara signora contessa avrebbe veduto bene come le sue promesse egli sapeva mantenerle!