Lalla mentiva; lo aveva tolto invece dal cassettino dello scrittoio, che trovò aperto un giorno, mentre suo padre, nella camera vicina, si mutava d'abito.

—E dunque? Animo, animo! bisogna dir tutto.

—E sotto il ritratto di una signora ho veduto scritto così.

—Dici una bugia.

—No, no! mammetta!—replicò Lalla, contentissima,—Hai anche tu quel ritratto—e così dicendo, scivolò dalle ginocchia di sua madre, corse nel salotto, prese un album, lo portò a Maria, l'aprì, fece passare i ritratti in fretta; poi fermandosi d'un tratto esclamò:

—Eccola! È questa qui!—e col ditino indicò il ritratto della
Haute-Cour.

Maria impallidì, e i suoi occhi si empirono di lacrime.

—Perchè piangi, adesso, mamma?… Non lo farò più. te lo prometto.

Maria si strinse forte alla sua creaturina, e un singhiozzo, che le veniva dritto dal cuore, aprì lo sfogo ad un pianto dirotto. Lalla, che non capiva nulla, ritornò a piangere anche lei; baciava la bocca, le guance, gli occhi della povera sconsolata, e colla vocina infantile continuava a domandarle:—Perchè piangi, mamma?

VII.