—Avermene a male?… Di che cosa? Va… Va a dormire. Hai ragione di sentirti stanca. Buona notte!—E la baciò distratto, senza sapere nemmeno lui dove baciava.

—Non temere, Giacomo, vedrai che domani le quindicimila lire di Schreiber arriveranno di sicuro. Mi par di sentirlo:—Nostro pell'astro fulgidissimo, non afere che da comantare, tuo piccolo Schreiber sempre pronto ai comanti,—e Andreina, sebbene avesse la morte nel cuore, si mise a ridere per far ridere l'amico suo; ma non ci riuscì.

—Sì… Sì… Schreiber!…—mormorò il Vharè con un'alzata di spalle. Andreina intese bene quella sorda disperazione e con un tremito lo abbracciò più forte.

—Giurami che non hai nessuna idea matta per la testa?

—Cioè?… Non ti capisco!…

—Giurami che aspetterai… che aspetterai fino a domani la risposta di Schreiber?…

—Non vuoi altro?… Giuro che aspetterò.

—No, così no!… Devi giurare per tua madre.

—Ebbene sia: te lo giuro per mia madre.

Giacomo avea lasciata Andreina da una mezz'ora, quando un brum da nolo si fermò sulla porta di quella casa e ne discese la sarta… la buona signora. Essa tirò la maniglia del campanello e subito, da una finestra del primo piano, spuntò una testa di donna e si udì una voce gridare dall'alto:—Viene subito!—Era la voce dell'Assunta.—S'accomodi!—rispose la sarta dalla strada.