L'Omnibus, in quella circostanza, assecondò la generale commozione.
Al primo annunzio della triste novella il Frascolini era rimasto come fulminato; ma poi, a poco a poco rinvenne, si acquetò e ne sentì come un senso di sollievo, come un gran peso che gli fosse levato dal cuore. La duchessina non avrebbe più fatto all'amore col Vharè, egli non l'avrebbe più veduta al braccio di suo marito non sarebbe più stato tormentato da quello spasimo che lo spingeva a correrle dietro e a fuggirla, non avrebbe più sofferto quella gelosia e quella brama acuta, pungente, che lo straziava, che lo faceva delirare, che gli metteva il diavolo addosso. Le perdonò dunque il male che gli avea fatto, si lasciò commuovere per la sua fine immatura e cominciò a scrivere un articolo necrologico, forbito, conciso e commovente.
Buttò giù due, tre, quattro colonne di roba, le stracciò, ne scrisse molte altre; capovolse l'articolo, della coda ne fece il cappello e del cappello la coda; ma l'insieme non tornava; la sua testa aveva le vertigini e il suo cuore era in sussulto. Allora pensò che la necrologia gliela avrebbe portata uno dei soliti redattori onorari dell'Omnibus, e intanto pubblicò i telegrammi del Re e della Regina, promettendo, per l'indomani, di parlare più diffusamente delle virtù e dei pregi della Nobile Estinta,—perchè in quel giorno era costretto a deporre la penna per il troppo vivo cordoglio.
Povera Lalla!… in quei mesi aveva tutto dimenticato; era felice, non sognava che il paradiso per deporlo ai piedi del suo Giorgio, se ne sentiva ricompensata con altrettanto amore… e proprio allora che benediva la vita come il sorriso, la felicità e l'amore, era morta!
Il parto era stato difficile, l'avevano operata. Però tutti i consulenti di quel letto di puerpera, assicuravano che la contessa si sarebbe salvata; e infatti fu presto tranquilla e parve riaversi. Il bambino era un bambinone tondo e roseo, grasso e rabbioso, con un gran ciuffo di capelli biondi sulla fronte. Prospero Anatolio lo aveva preso subito fra le braccia, guardandolo ben bene, cercando in quel mostriciattolo il tipo dei d'Eleda, e ve lo trovò certamente, perchè si sentì preso all'improvviso dall'affetto di nonno, e per la prima volta, dopo le contrarietà che aveva subite a proposito del viaggio in Sicilia, cessò d'essere di malumore.
Ma in mezzo a tante speranze e a tanti sorrisi, quando più nessuno tremava per lei, Lalla moriva, colta quasi a tradimento da una febbre spietata. Tutto ciò che mente e cuore umano potevano ideare per trattenere una creatura sulla terra, tutto ciò fu fatto, fu tentato, ma inutilmente; e pochi giorni dopo che la duchessa Maria con Prospero erano arrivati a Nervi non c'era più da poter sperare che in un caso o nella provvidenza divina.—I medici parlarono chiaro, senza ambagi, senza pietà malintesa, e a Lalla, coi singhiozzi serrati in gola e con una disperazione tenuta nascosta a forza di schianti, si era dovuto consigliare un confessore.
Lalla, esterrefatta, fissò negli occhi suo padre che, per debito di coscienza, era stato il solo che aveva potuto trovar le parole in quel momento; poi, senza muover la testa guardò attorno per la stanza: vide Giorgio, ma lo fuggi collo sguardo; ella cercava sua madre e la riconobbe dall'altra parte del letto, ritta, immobile, come una santa di marmo. L'ammalata la guardò, la fissò lungamente, ostinatamente, cogli occhi colmi di parole, di sgomento e di disperazione. Maria comprese quello sguardo, sentì quella preghiera che le veniva rivolta, vide in quegli occhi lo spavento di morire dannata, e la consolò coprendola di baci, di lacrime, confortandola a sperare nel perdono di Dio, con singulti che assicuravano alla morente il perdono di chi ella avea tanto offeso sulla terra.
Lalla si confessò, ricevette l'Eucaristia… ma rimase inquieta, affannosa, e domandò che il prete non uscisse dalla camera. Lo voleva lì, sempre vicino, per poterlo chiamare ancora prima di morire. E ci fu un istante in cui forse ancora si poteva sperare. In quell'ultimo giorno di una giovane vita, il male si prese un'ora di tregua; il medico sorpreso, ma non illuso, si lasciò sfuggire che poteva esservi ancora un miracolo, e subito tutta la casa esultò di gioia… ma fu l'ironia crudele della morte.
Lalla ritornò a peggiorare, e verso sera aveva ancora poche ore, forse pochi minuti da vivere.
Per altro era in sè; le durava l'inquietudine, l'affanno la disperazione nel viso acceso e scarno, e pareva invocare ancora un filo di speranza, ancora un filo di vita; poi tornò cogli occhi impauriti a fissare il prete, e con un cenno del capo lo chiamò vicino e gli parlò a stento, a tratti, con ansia, come se le parole, uscendole dalla gola, le sollevassero il cuore. Ma ad un certo momento, il prete non la intese più; allora egli affrettò le sue preghiere, le fece il segno in fronte coll'olio santo e tornò a ritirarsi nel cantuccio in fondo alla camera. Poco dopo, Lalla riapriva gli occhi, e tornava a fissare lo sguardo in quella figura nera, che si moveva adagio, nell'ombra, barbottando preghiere. Maria, buttata, distesa attraverso il letto, sui piedi della figliuola, aveva spasimi convulsi… e il duca Prospero—povero duca—si era allontanato gemendo. Il suo cuore paterno non poteva resistere a tanto strazio, non poteva vedere la sua Lalla a morire.