Giorgio, invece, da molte ore, non aveva più una lacrima. Era disfatto. Con tremiti, con respiri strozzati a mezzo, inginocchiato accanto al letto, stringeva le mani della morente, fredde e umide, fra le sue che bruciavano, e ne baciava le dita coprendole, difendendole dalla morte, col tepore delle carezze. Lalla moveva appena il capo sui guanciali, ma non si lamentava più, quando verso le dieci ore di notte, ad un tratto, sembrò rinvenire: era l'ultimo urto della lotta disperata contro la morte. Spalancò gli occhi… e le parve che la figura nera del prete, staccandosi dal fondo buio, lentamente si avvicinasse al suo letto: non era vero, ma lo vide quel prete, lo sentì piegarsi su di lei e mormorare parole di minaccia, di maledizione, di comando… Allora, cadendo col capo verso Giorgio, con faticosa respiro e con voce fioca, mormorò piano le ultime parole… irrigidì, la bocca aperta… sembrò che il misero corpo assecchito si allungasse per l'ultimo spasimo…. Lalla era spirata!

Giorgio si alzò di colpo: egli pure aveva l'aspetto di un cadavere. Ma la vita sinistramente balda, gli si riversò tutta in un grido che ebbe un eco spaventoso in quella stanza, in tutta quella casa, e fissò la morta con uno sguardo terribile, in cui non c'era più nè dolore, nè pietà, nè rimpianto!

Lalla era spirata a tempo per non conoscere l'odio di Giorgio: nel delirio dell'agonia, essa gli aveva tutto confessato; tutto. In quelle ultime parole c'era la sua colpa e il sacrificio di sua madre…

Al grido, all'urlo di Giorgio, Maria comprese che Lalla era morta, e all'uomo che aveva perduta la moglie volle recare, unico conforto, tutto ciò che gli rimaneva di lei: suo figlio. Ma Giorgio vedendo quella creaturina innocente, sentì sollevarsi nel cuore un impeto di odio e di ferocia. Lo prese, lo strappò, lo strinse e, per Dio, lo avrebbe strozzato!… Ma in quel punto i suoi occhi s'incontrarono negli occhi di Maria. Fu un lampo… barcollò… volle parlare… La voce gli uscì rotta… inarticolata…. Senza guardarlo più, si lasciò togliere il bambino dalle mani, e lui che da tante ore non poteva più piangere, scoppiò in un pianto dirotto e fuggì da quella camera.

XXXIII.

Giorgio, arrivato come un fuggitivo a Borghignano, poche ore prima che incominciassero i funerali di Lalla, si era chiuso solo in camera sua. Non voleva nessuno: nè amici, nè parenti.

Quella camera, in fondo della casa, dava sul giardino; Giorgio spalancò i vetri e le persiane, perchè si sentiva soffocare e gli pareva che una grossa pietra gli si aggravasse sul cervello.

Egli credeva, sperava di essere vittima di un sogno terribile; il contrasto de' suoi sentimenti era così forte, da farlo diventar matto! Andava, veniva, tirava calci alle seggiole, le alzava afferrandole con violenza e poi le lasciava cadere di tutto peso sul pavimento, e richiamato alla realtà della vita, pensava, raccapricciando, ch'egli non aveva diritto di piangere, di lamentarsi; egli non doveva altro che imprecare e maledire. Il dolore, il suo dolore, era vile! Ma per maggior derisione chi lo aveva offeso era fuggito lontano, non si sapeva dove, e Lalla, che lo aveva tradito, era morta.

Dove, su chi poteva egli sfogare quell'impeto d'ira, tutto quell'odio che si sentiva nell'anima?… Egli non poteva lamentarsi, non poteva soffrire e nemmeno poteva vendicarsi!… Per Dio! che inferno!… che inferno!…

Così stordito dall'angoscia, ci fu un momento in cui pensò di correre fuori, di correre in mezzo alla gente e di confessare a tutti la sua vergogna, per sollevare la giustizia umana e divina contro quei due colpevoli!… Ma l'idea non era ancora balenata intera alla sua mente che già si stringeva la fronte per trattenerla, pauroso che l'aria sola l'avesse potuto indovinare. Affranto da quello spasimo e da quelle angoscie, restava lì per ore ed ore come trasognato; gli pareva impossibile di non rivedere in quella camera, riflessa da uno specchio o sorridente fra le cortine dell'alcova, la gentile figuretta di Lalla, e non poteva comprendere come mai quella morta che lo aveva tradito e che lo faceva misero, infelice, potesse essere la stessa donna ch'egli aveva amata con tanta passione e che gli era sempre apparsa nella vita come un sorriso!—No, no, non era la stessa! La sua Lalla era bella, era buona, era pia; invece l'altra la morta (la ricordava bene), aveva gli occhi torvi e sbarrati, le occhiaie livide; era deforme, era cattiva, era dannata!… No, no!… Non era quella sua moglie; Lalla non era quella! Ma dov'era andata dunque la buona, la soave; la sua Lalla dov'era andata?… E mentre si guardava attorno ritrovava quella camera piena di lei… Pareva che Lalla ne fosse uscita allor allora, e vi dovesse ritornare all'istante!