C'era il suo specchio che aveva avuto il suo ultimo sguardo: c'erano libri, che non aveva finito di leggere!… Appesa, al capezzale, c'era l'immagine della Madonna, ch'ella baciava sempre tutte le sere; e Giorgio sentì ancora quel sussulto, quel fremito di bambina freddolosa col quale ella si cacciava sotto le coperte. Allora, lusingato da tante memorie, alzò il capo… ed ebbe un sorriso che pareva quello che irradia, alle volte, la faccia d'un pazzo, che sia ammattito per una sventura d'amore.
Si avvicinò alla toeletta: c'erano le spazzole, le forbici ed anche i pettini d'avorio e di tartaruga. In uno, il pettine lungo, quello che Lalla aveva adoperato, ravviandosi i riccioli della fronte prima di uscire l'ultima volta per andare alla stazione, vide attortigliato alla dentatura un filo biondo, che pareva di seta. Giorgio lo staccò dal pettine tremando… poi se lo cacciò in fretta nel portabiglietti che aveva addosso, guardandosi attorno, come pauroso di commettere quella strana viltà.
Sullo scrittoio, in un elegante vasetto di porcellana, che rappresentava un amorino stanco sotto il grave peso d'una rosa, c'erano alcuni fiori disseccati. Guardandoli, fissandoli, l'occhio di Giorgio tornò a sfavillare. Ma per Dio!… non gli cadrebbe nelle mani quell'uomo maledetto?…—Voleva cercarlo in capo al mondo. Gli avrebbe piantata la spada nel cuore; voleva vederlo spasimare prima di vederlo morire, e quando fosse agonizzante, allora gli avrebbe detto che Lalla era viva, era sua che si amavano pazzamente… così l'infame sarebbe morto disperato!… Ma poi, ritornato più calmo, pensò che quei fiori non potevano essere di colui: Lalla non li avrebbe dimenticati!… Li prese, li cacciò in tasca, finchè pentito della sua debolezza, distrusse i fiori e strappò, stracciò anche il portabiglietti con tutto ciò che vi era dentro!… Ma fu un impeto d'ira… molti agguati lo attendevano ancora. Tutto all'intorno, sulla poltrona, vicino al letto, sul divano, c'erano i lavori di Lalla, i trapunti, i ricami… Erano i suoi regali; e ognuno ricordava un giorno di festa, una sorpresa cara, uno scambio dolcissimo di carezze e di baci. Come erano mutati quei giorni!… Non poteva nemmeno rimpiangerli; non gli doveva restare nemmeno il dolore di averli perduti!
Fra quei ricordi c'erano ricami a fiori sul fondo tenue, color di cielo, ed egli adesso, vedeva uscire tra le foglie, sotto i bottoni delle rose e i calici delle campanelle selvatiche, sottili serpentelli dalla bava velenosa. Trine antiche, preziose, coprivano il letto; ma guardando fisso quel bianco, quei distacchi, quei disegni, ne usciva al suo occhio un ondeggiare di linee che si sbattevano le une contro le altre, così che la tinta pallida del filo intrecciato a poco a poco diventava cupa e nera come il ricamo di uno strato mortuario.
—Maledetta!… Un'ora, un'ora sola fosse stata ancor viva quella donna!….avrebbe voluto insultarla… farla soffrire!… Lo aveva tanto offeso, e soffriva tanto, lui!… Ma pure, doveva essere stata vinta, ingannata, chi sa con quali artifici diabolici… Egli la aveva amata, adorata… non aveva rimorsi!… Il suo cuore, la sua mente, la sua anima, tutto era stato in balìa di quella donna!… Perfida, infame!… Non era bastato tutto il paradiso ch'egli le avrebbe dato!… Era corrotta nell'anima!… Aveva il vizio nel sangue!… Ma… E se quelle parole fossero state il delirio dell'agonia?… No, no, no! Era la verità!… Era la verità!
Intanto, a poco a poco, di lontano, giungeva al suo orecchio un confuso mormorio, un borbottare di preci.—Ah, venivano a prenderla. La portavano via!… Lalla!…—Giorgio si precipitò sull'uscio; poi si arrestò come fulminato.—Ebbene?—Che doveva importarne a lui?—Come era morta, alla vita, non doveva esser morta anche al suo cuore?… Sì, sì; via, fuori, lontana, lontana dalla sua casa! Dovevano seppellirla profondamente sotto terra! Così profondamente, che il suo cuore non dovesse sentirla più!… Piangevano? Pregavano per lei?… Ingannava la gente anche dopo morta!… E avrebbe voluto correre in mezzo a quelle donne genuflesse, avrebbe voluto rovesciare quei ceri, riempiere de' suoi gridi quella desolazione, ridere in faccia a quegli addolorati e impedire che la croce le fosse stesa sulla bara!
Ma là, vicino alla morta, fra la gente che piangeva, avrebbe veduta una donna pallida, muta, senza lacrime, con un bambino fra le braccia… Era l'immagine di quell'angelo di madre, di quella martire sublime, che gli appariva circonfusa di un divino splendore! Se pensava a ciò che di grande, di temerario aveva fatto quella donna per salvare sua figlia, una figlia così perfida, da permettere che la propria colpa ricadesse sulla madre, sentiva, per Maria, più che ammirazione, sentiva una devozione viva, profonda.
Egli la vedeva scendere per un dirupo irto di sterpi e di spine, coi piedi che le sanguinavano, colle vesti lacere e lorde di fango. Pure, procedeva coraggiosa, con un sorriso di speranza e di fede, cogli occhi e col cuore in alto, nel sereno, ne' cieli, come una santa che aspetta la sua palma di martirio. E dinanzi a quella immagine, Giorgio si sentiva più calmo e più tranquillo. Il tumulto si acquetava, e quel sentimento nuovo, indefinito, dolcissimo di pace e di amore ch'egli sentiva per Maria si diffondeva anche là dove imperversava l'odio contro chi lo aveva ingannato.
Fu così, colla tempesta nell'anima, chiuso al buio, come un condannato o come un pazzo, senza dormire, senza prender cibo, senza svestirsi, colla febbre nelle ossa, il pianto in gola e la disperazione nel cuore, ch'egli passò due giorni interi. Non voleva veder nessuno. La gente gli faceva tedio e paura: non voleva essere compianto e temeva di essere deriso!
Il duca Prospero era partito col bambino e con Maria per Santo Fiore: il duca gli aveva già scritto che lo aspettava, ma Giorgio non voleva muoversi.