Quando entrò nello studio, la prima volta, si fermò un'ora, cogli occhi fissi sul suo fermacarte antico. Gli pareva ancora di vederci sotto quella lettera fatale…
—Perchè non aveva creduto a quella lettera? Perchè non aveva sentito subito che gli diceva la verità?… Perchè mai non era corso in quella casa maledetta, perchè non era penetrato in quella camera infame?… Ah, per Dio, li avrebbe uccisi sul colpo!… Come il suo disonore era stato diffuso pubblicamente! Ed egli aveva creduto che non fosse altro che una calunnia del Frascolini!… No:, no; era stato qualche suo amico… qualche suo amico che voleva salvarlo dal ridicolo, forse qualche suo parente… Pier Luigi forse… Pier Luigi?… no!…—Perchè no?… Che cosa era successo fra lui e Pier Luigi?… Che cosa?…—E Giorgio rimaneva fisso, immobile, cogli occhi istupiditi per ore ed ore, ma non era più capace di ricordarsi perchè era andato in collera con Pier Luigi.
Una cosa sola egli aveva sempre dinanzi alla mente: Lalla. Di notte non poteva dormire; dormiva di giorno, e se voleva avere un po' di calma, un po' di riposo, doveva pensare a Maria e riandare il grande sacrificio compiuto da lei, dal suo cuore. Sì… sì. C'era pure chi lo amava sulla terra.
E il bambino?… suo figlio?—Lo aveva veduto in un momento in cui la sua ragione e il suo cuore erano troppo sconvolti; ma poi, anche quel bambino cominciò a farsi vivo e a tormentarlo come la memoria della madre…—-Della madre?… sì… della madre sola… perchè non era suo quel bambino!
Ogni volta che a Giorgio balenava questo orribile pensiero, gli salivano le fiamme al viso, e gli battevano i denti con uno spasimo strano. In quel momento non faceva più pietà; faceva paura.
Ma un giorno gli si fisse in mente di volerlo vedere. Sì.—Voleva vederlo per cercare su quel visino appena abbozzato un indizio, una verità, una accusa. Titubò molto tempo prima di risolversi:—avrebbero creduto ch'egli s'illudesse, e gli volesse bene; che lo credesse suo!… No… no! Lo odiava; ma lo voleva vedere. Chissà che non avesse rassomigliato a Lalla!…
Capitò a Santo Fiore una mattina, prestissimo. Tutte le finestre del palazzo erano ancora chiuse. Attraversò il giardino, il portico, aprì la porta del tinello, entrò e fece chiamare la Luigia. Si guardarono senza dir motto; ma la Luigia indovinò subito perchè il signor conte capitava lì a quell'ora, e lo condusse nella camera dove dormiva il figliuolino.
La culla, ricchissima, era in un canto, vicina ad una grande finestra che lasciava entrar il sole allegramente.
Il bambino dormiva, rivolto, colla bocca piegata all'ingiù e colla cuffietta riversata all'indietro: egli lo prese e lo alzò colle due mani; il bambino aprì gli occhi e cominciò subito a strillare. Giorgio lo guardò fisso fisso, corrugando la fronte… gli pareva che quella testolina s'ingrandisse a poco a poco…—Aveva i capelli lunghi… biondi… era Lalla!
Lo ricacciò nella culla fuggì via dalla camera.