—Va… Va… se vuoi vederla,—-e il duca con una mano, indicava l'uscio che metteva alla scala.—Non ti riconoscerà nemmeno. Io non posso resistere; sono ammalato; questi colpi ammazzano un pover'uomo.—Così dicendo, sospirando e singhiozzando, si buttò sopra una poltrona, presso il camino.
Giorgio salì la scala lentamente. Il suo volto non esprimeva nessuna emozione; egli non sembrava nè commosso, nè addolorato; era soltanto attonito, sbalordito. Attraversò l'anticamera con un passo grave, pesante, senza nemmeno badare che era piena di donne inginocchiate, che recitavano preghiere. Erano le sorelle della Scuola Cristiana. Nel mezzo, non inginocchiate per terra come le altre, ma appoggiate a due seggiole, si scorgevano la Veronica e l'Ottavia, tutte e due vestite di nero, tutte e due col manuale di Filotea fra le mani, tutte e due colla medaglietta del Patronato puntata sul petto. La Veronica si guardava intorno dispettosa, interrompendo le orazioni con degli zitt…. lunghi, rabbiosi che parevano sferzate, quando l'una o l'altra delle donne alzava un po' troppo la voce; ma il rimbrotto veniva poi mitigato dall'Ottavia, che confortava la malcapitata, colpita da tanta collera, con un sorriso beato, da dopo pranzo. Miss Dill, stanca, era seduta in un angolo oscuro; don Vincenzo, in piedi, pregava a bassa voce, leggendo il breviario.
Quando Giorgio attraversò la stanza, tutte le donne gli tennero dietro cogli occhi, e quella sua figura, quel fantasma cupo del dolore, sembrò raddoppiasse il fervore delle loro preci.
Miss Dill, vedendolo, fece per alzarsi e muovergli incontro; ma poi si fermò, e con un cenno del capo chiamò don Vincenzo.
—Non credereste,—gli disse piano,—di parlarne anche al conte
Giorgio?
—State tranquilla, miss Dill: ve l'ho già detto; chi ha fatto fare il testamento alla signora duchessa è stato il duca Prospero; e voi vi siete ricordata.
—Non vorrei si facesse come l'altra volta. Nemmeno una memoria!… E sì che la contessa avea molte obbligazioni con me.
—È inutile, vi ripeto. Ormai, quel ch'è fatto è fatto. E poi, il signor conte, dicono, è diventato mezzo matto.
Intanto il Della Valle aveva attraversato un lungo appartamento tutto buio, attratto dalla luce rossastra, che veniva dal fondo.
Quando fu giunto sulla soglia della camera di Maria, si fermò: allora il suo volto sembrò animarsi e il suo respiro diventò affannoso. La Nena singhiozzava vicina all'uscio; don Gregorio pregava ai piedi del letto.