Era assai forte il turbamento ch'ella provava allora, con quel bigliettino fra le mani; perchè era esso appunto la causa di tanta agitazione.

Sapeva di averlo scritto in un momento di febbre, senza pesarne le parole; e però Lorenzo non era ancor uscito dal palazzo, ch'ella già cominciando a riflettere, sentì subito il timore di aver commessa un'imprudenza. Quanto più ci pensava, tanto meno sapeva rendersi ragione di tutta quella fretta di scrivere al conte Della Valle di quel partito preso così sui due piedi.—Guai, guai, se Giacomo non fosse arrivato in tempo a fermar la lettera!…—A mano a mano la sua inquietudine diventava sgomento, e la imprudenza commessa diventava sempre più grande nella sua mente…—Guai, guai, se Giacomo non fosse arrivato in tempo!…—Pure, anche quando finalmente la lettera le fu restituita intatta, Maria non riebbe la calma.

Era angustiata dal timore e oppressa da una soggezione strana: guardava la lettera, che teneva sempre chiusa in mano, voleva aprirla e non sapeva risolversi, non osava. Finalmente, si fe' coraggio, stracciò la busta:

Venite subito da me: ho scoperto tutto e ho tanto tanto bisogno di consigliarmi con voi.—Ma s'egli non sapesse nulla, pensava, ho io il diritto di metterlo a parte di un segreto che è il segreto di mio marito?—Ho bisogno di consigliarmi con voi!—Consigliarmi con lui?… No. Io sola devo difendere il mio onore, e poi, non ho forse lo zio a cui rivolgermi, lo zio che mi fu padre e che ho dimenticato!… Il dolore dunque rende ingrati; perchè sono stata ingrata col mio unico parente, e mi sono rivolta per aiuto, per consiglio, a chi?… ad un estraneo!… Un estraneo?… Eppure… scrivendo a Giorgio, ho provato un grande conforto. Ho sentito nel mio cuore che potrei ancora perdonare, che potrei ancora essere felice… Felice?…. per lui dunque?!… Ah! mio Dio! mio Dio! sarebbe possibile?!…

Maria, atterrita, interrogò il suo cuore, e il cuore, duramente, tanto era inesorabile quella risposta, tanto era angosciosa per la poveretta che ormai non poteva più dubitarne, il cuore duramente rispose che ella amava.

—Sono perduta! è più forte di me! sono perduta!—esclamò piangendo disperata; e allora sentì che nessuno al mondo, nemmeno le carezze di Lalla, avrebbero potuto farle dimenticare quel nuovo affetto che, scorto appena nella improvvisa vicenda dei suoi dolori, già cresciuto gigante, la padroneggiava.

—Ed io, io che non voleva perdonare…

In questo punto, ricordando la colpa di suo marito, le sembrò quasi che una mano vigorosa le stringesse il cuore, così da soffocarne ogni palpito. Quella colpa le sembrò odiosa, e la sua virtù, il suo orgoglio, la sua fierezza si ribellarono contro la sua propria passione.

Fu una lotta accanita, crudele; ma ne uscì vittoriosa. Piangendo sempre, perchè quel sacrificio era enorme, era uno di quei sacrifici che uccidono: non consolata ma sicura; colla fede, che tante volte è l'unica difesa della donna, pregò Dio, invocò sua madre per sè, per la propria creatura….

Mentre Maria pregava e piangeva, senza ch'ella se ne accorgesse, si aprì lentamente l'uscio della sua camera, e Lalla, che da due ore non riusciva a spiegarsi quel mistero d'ordini e di contro ordini, cacciò fuori adagio adagio il suo scarno visetto, con gli occhi vivi, pieni di furberia e di malizia, fra le tende della portiera, trattenendo il respiro, tentando di capire, fra i singhiozzi della mamma, che cosa fosse accaduto di nuovo.