—Col treno delle otto? Così presto? Non potreste aspettare dopo colazione?

—Ne sono spiacentissimo… è assolutamente impossibile!

Di faccia all'impossibilità non si fecero altri tentativi, e Maria salutò la sera stessa il suo ospite.

—Per Dio, ho fatta una bella gita quest'oggi!—esclamò Giorgio, dando libero sfogo al dispetto, per tanto tempo trattenuto, dopo di essersi rinchiuso, solo, nella sua camera.—Metteva proprio il conto che sacrificassi una giornata di Venezia, per ottenere di questi bei risultati—e, così dicendo, buttò lontano una scarpa che si era levata.—Mah! Le donne?… chi capisce le donne, è bravo davvero! E Lalla?… com'è viziata quella sciocchina!—A questo punto la seconda scarpa raggiunse la prima.—Infine, se Prospero non ha ragione, non ha neanche torto; Maria è senza cuore. In tutto il giorno trattò me, che conosce da vent'anni, come fossi il primo venuto; mentre era tutta smorfie e garbatezze per quel barattiere, per quel marchese da burla, impertinente e sfacciato… Sacripante! ho rotto l'orologio!—Giorgio, dopo essersi spogliato dell'abito, s'era messo a caricare il suo remontoir; ma, accompagnando ogni giro con un movimento nervoso delle dita, terminò a questo punto d'ira crescente, col rompere la molla.

—Sapristi!… Prima che capiti un'altra volta a Santo Fiore, deve passare molto tempo!—borbottò,—No, no, lascio libero il campo al bel marchese!… Ma… ora che ci penso, non ci sarebbe pericolo ch'egli fosse più innanzi con la duchessa di quanto si crederebbe?… L'occasione fa l'uomo ladro; la solitudine, la donna facile!… Che! che! nemmen per idea!… Maria non è altro che un pezzo di ghiaccio!—e così concludendo, il giovinotto, ormai svestito, si cacciò in letto, spense il lume, e ben presto si addormentò.

In tutta quella notte chi, passando dal Palazzo dei Santo Fiore, avesse alzato un po' il capo, avrebbe veduto una finestra illuminata. Come mai? Non c'erano nè poeti nè ammalati là dentro, e faceva un tempo così tranquillo, con una brezzolina fresca d'ottobre, da conciliare il sonno anche alle stelle del firmamento.

Chi vegliava, dunque, in quella stanza, e perchè vegliava?…

Quella era la cameretta di Maria… Povera Maria!

La mattina dopo, prima delle otto, il conte Della Valle era già sceso nel cortile del palazzo e, pronto per partire, accendendo il sigaro dinanzi alla carrozza che doveva condurlo alla stazione:

—La signora duchessa dorme ancora, certamente?—domandò al servitore che gli teneva aperto lo sportello.