Tra quei principotti rimasti fedeli al Vaticano, egli recitava la parte del Cittadino di Gand alla rovescia, acquistandosi una qualche importanza coll'autorità dei milioni, dell'influenza politica e dei titoli. Nè gli amori con Renata, venuta a Roma anche lei colla capitale, amori, che la vanità reciproca aveva resi pubblici in Roma, come già erano a Firenze, valsero, in quell'ambiente di corruzione pretina, a farlo scapitare nell'opinione dei più.

Prospero Anatolio non si vide in tutto l'inverno a Santo Fiore, e per parecchio tempo, contento della nuova vita, non fece alla moglie che rarissime improvvisate e sempre di sfuggita. La bellezza di Maria turbava ancora, in qualche notte di veglia, il sistema nervoso del duca; ma appunto, siccome le sue preghiere non riuscivano a commuoverla ed il suo male, dopo tali incontri, soffriva di recrudescenza, così, anche per rispetto all'igiene, diradò le visite.

Si faceva invece sempre più frequente e più tenera la corrispondenza con Lalla, la quale prodigava al babbo un'affezione morbosa, accompagnata da un grande sfoggio di espansioni. Era nell'indole della signorina di supplire colle apparenze esteriori a ciò che in fondo le mancava: un sentimento sincero; e però, quanto la mamma era fredda e ritenuta, altrettanto alla figliuola piaceva dimostrare calore e gaiezza: il contrapporsi era il suo gusto maggiore, e tanto più se poteva contrapporsi a sua madre.

E forse non le importava neppure di fare più così che così; l'essenziale era che tutto il paese sapesse ciò che faceva.

Il suo pubblico non poteva essere molto ammodo, ma la piccola donnina esordiente nella commedia della vita, faceva ogni sforzo per istrapparne gli applausi. Non era in età da suscitare intorno a sè rumore d'ammirazione o di scandalo; non avrebbe potuto dominare la moda, nè farsi eroina d'un dramma o d'un romanzo sentimentale; peraltro i suoi trionfi se li cercava e se li guadagnava. Una volta ebbe la soddisfazione di essere citata dal pergamo ad esempio delle giovinette per l'affetto figliale, per le sue penitenze e per i suoi digiuni, con un brano di ghiotta e ben digerita eloquenza che guadagnò a don Vincenzo i rimproveri della duchessa, una lavata di capo da don Gregorio, e le smorfie affettuose dell'istitutrice.

Lalla, come non somigliava punto alla duchessa nel viso, così ne differiva nell'animo. Ella era il carattere stesso del duca: lo stesso egoismo, e la stessa leggerezza.

Come Prospero davanti a sua moglie, così anche Lalla provava una certa soggezione davanti a sua madre. L'occhio limpido di Maria penetrava, scrutatore molesto e importuno, nella mente e nel cuore della giovinetta; e costei, che si sapeva sicura contro tutti gli altri, sotto quello sguardo si sentiva dominata e, con un certo dispetto, capiva che a sua madre non avrebbe mai potuto darla ad intendere.

Il marchese di Vharè, il Principe Incantevole dei suoi primi sogni, essa lo aveva messo da parte. Nel paese c'era un altro bel giovanotto, non nobile e meno ricco (era figliuolo del segretario comunale); ma poeta e filodrammatico; il genio di Santo Fiore.

A Sandro Frascolini la gente gli contava le amanti a dozzine. Tutte le più leggiadre ragazze erano sue innamorate; perfino la bellissima Ottavia, la bellezza regina, si comprometteva per lui, cosa che faceva intisichire la moglie del sindaco: e Lalla ebbe per Sandrino un capriccetto.

Lalla, nei suoi quattordici anni, non era bella, ma aveva quel tutt'insieme che è più pericoloso di molto, perchè è più raro della bellezza.