Era il luglio del sessantuno. La Camera, chiusa dopo la morte del conte di Cavour, non occupava gli ozi del duca; l'infedeltà scoperta di un'amica gli aveva messo nell'animo quello sconforto che qualche volta persuade l'uomo anche a prender moglie e, ad ogni costo poi, non avrebbe voluta estinta la lunga discendenza dei d'Eleda. Tutto ciò calcolato, strinse la mano alla morente, giurando che il nome gli resterebbe impresso nel cuore, e la preghiera sarebbe stata esaudita.

Il duca viveva molto a Torino, allora capitale del regno, e nelle sue corse a Borghignano era un miracolo se interveniva ad una serata di sua madre. Quelle riunioni informate al più austero cerimoniale lo seccavano cordialmente.

Ancora, dunque, egli non conosceva affatto la signorina Maria. Ma sapeva bene che la geologia del Santo Fiore si perdeva nella notte dei secoli, e che la giovinetta, ultimo rampollo dell'albero vetusto, aveva ereditato dalla madre inglese l'indole, il sangue, la bionda e pallida bellezza… e centomila lire di rendita.

Presto egli fece la domanda, e la risposta, favorevole, fu data ancora più presto. I parenti della fanciulla, orfana da vario tempo, diedero una festa di famiglia, dove la high-life di Borghignano fece pompa di tutto il suo splendore e dove Prospero Anatolio incontrò Maria per la prima volta.

Maria, bella a trentacinque anni, allora che ne aveva sedici era una meraviglia. Nude le spalle, nude le braccia, nudo il seno, fra le rose del suo abito bianco, tutta quella nudità, alla quale era costretta per la prima volta, le tingeva coll'amabile rossore della verecondia le carni alabastrine. Il cuore le batteva forte forte, e la commozione delle gioie promesse e fantastiche, le angosce dell'ignoto, i segreti turbamenti dell'innocenza, la rendeano più bella e più attraente.

Prospero Anatolio fu sedotto, affascinato, e:—Vi a-a-aspetta nella mia casa il po-posto venerato di mia madre—balbettò alla fanciulla.

Maria levò sopra di lui il suo sguardo dolce, sereno: e la goffaggine, la confusione del duca, non dissiparono la favorevole prevenzione che ella già sentiva per l'uomo colto e reputato che le stava dinanzi. Invece gli fu grata di quella goffaggine, di quella confusione, che la povera illusa credeva fosse il turbamento dell'amore.

III.

Ma non era il turbamento dell'amore. Era il turbamento dei sensi.

A Maria il duca Prospero Anatolio non domandò che due cose: il piacere e un figlio maschio.